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 Perdo il treno!

 

E’ ciò che faccio anch’io, a Taigà..
Seguendo altri viaggiatori attraverso qualche binario per raggiungere il piazzale principale e mi infilo in uno spaccio. Mi guardo intorno e, tra prodotti più o meno sconosciuti, scelgo qualche involtino di carne e verdura, con un bicchiere di the caldo, per pochi rubli. Mangio in fretta ed esco per tornare al treno. Ma ecco che, due-tre binari più in là, un treno si muove. Cerco di capire, mentre una provodniza da uno sportello mi urla di far presto. Ho qualche dubbio, ma non sto lì a pensarci: mi slancio e salgo, con il treno già in movimento. Che paura!
La provodniza non mi riconosce; e neanch’io lei. Mi chiede di esibire il biglietto. A vederlo, mi dice che quello non è il mio treno che dovrebbe andare da Irkutsk a Tomsk, dove io sono diretto, mentre questo va in direzione opposta, verso Vladivostok.
Mi assale il panico.
In genere i treni fanno soste dopo varie ore di viaggio…. Ho le valigie sull’altro treno…. Che fare?
La provodniza decisa mi conduce dal capotreno, una decina di vagoni più in là.
Il tipo è seduto con altre persone a discorrere tranquillamente. Tutti mi guardano  meravigliati, un po’ ironici, avendo capito che sono straniero e si consultano tra di loro. La situazione non è semplice e capisco che devo fare di tutto per risolverla. Interpreto a sufficienza quanto loro van dicendo, ma ritengo opportuno non dare a intendere che capisco il russo. Mi mostro disperato più di quanto  realmente lo sia, chiedo di aiutarmi….
Il capotreno telefona al mio treno, comunica l’accaduto e chiede di tenere sotto controllo le mie valigie.
Intanto c’è lì, poco distante, un signore giovane, sui trent’anni, che sorseggia del the, un po’ in disparte. Dopo essere stato sino ad allora in silenzio, con calma dice che il treno fermerà tra una mezz’ora.
Il capotreno propone allora che dalla prossima stazione posso prendere un taxi e tornare alla stazione di partenza, al mio treno.
Non mi fido. E’ un sistema per scaricarmi e lavarsi le mani.
Dico che non ho soldi, che non mi oriento, che non saprei come fare…
Colpo di scena! Il tipo di prima dichiara di essere un poliziotto. Tira fuori il tesserino, lo mostra al capotreno che lo riconosce. Dopo una concitata discussione tra loro, mi comunicano che il poliziotto scenderà con me alla prossima stazione e mi riaccompagnerà al treno d’origine.
Il poliziotto è tranquillo e infonde anche in me un po’ di calma. Cerco di fare amicizia, visto che sarà la mia ancora di salvezza. Gli parlo, cercando di spiegare la mia situazione che diventerà sempre più complicata se non riesco a raggiungere il mio treno: io non ho colpa, quella provodniza mi ha incitato a salire su quel treno che non era il mio….Lui mi guarda tranquillo e mi risponde solo:”Net problema!”.
Come faremo?
Scendiamo alla prossima stazione. Andiamo in direzione, ove il poliziotto spiega l’accaduto ed ottiene per me l’autorizzazione a viaggiare sul treno di ritorno senza pagare il biglietto. Poi andiamo in sala d’attesa, mi indica un posto a sedere e mi dice di star lì e non muovermi. Lui tornerà tra mezz’ora. Incredulo, non avendo nulla di diverso da proporre, mi metto a sedere.
Intorno c’è tanta gente. Mi rendo conto di come son messo, con pantaloncini corti – quasi un pigiama - e pantofole su una striminzita maglietta. E’ l’abbigliamento indossato sul treno, dove ti puoi mettere comodo, sdraiarti, mangiare e dormire nelle lunghe ore da una stazione all’altra. Ma qui? Tutti mi riconoscono per straniero e mi guardano, discretamente ma con curiosità. Mi sento in imbarazzo, ma non ho rimedio.
Fortuna che torna il mio poliziotto. Lo saluto cordialmente ed anche lui si dimostra gentile e rilassato. Mi dice che il suo compito è viaggiare in borghese sui treni, per controllare, quindi è ben lieto di questo diversivo.
Saliamo su un treno che  torna indietro verso Taigà. E’ un locale, pieno di pendolari. Il poliziotto si dirige verso il capotreno cui spiega la situazione. Ci poniamo a sedere accanto, tra provodnize in pausa, ferrovieri e poliziotti in divisa: un gruppo di veri russi che discorrono animatamente ma di buon animo. Mi colpisce un poliziotto con i baffi, il viso rubicondo, capelli rossicci e un grande stomaco che vien fuori dalla cintura. E’ quello che tiene banco, più di tutti.
Seguo le loro conversazioni, di tanto in tanto ammiccando e commentando il loro fare con il poliziotto che mi siede accanto ed è divertito dal mio modo di meravigliarmi di tutto.
A questo punto ci presentiamo. Si chiama Vadim. E’ sposato ed ha due bambine. Mi mostra le foto sul videotelefono ed inizia tra di noi un discorrere fitto, come non avrei mai immaginato da lui che si era dimostrato sino ad allora così schivo e taciturno. Mi chiede dell’Italia, di me, del mio viaggio. Ci scambiamo gli indirizzi email…
La conversazione diventa piacevole ed è con stupore che il treno si ferma e Vadim mi dice di scendere: siamo nuovamente a Taigà. A passo svelto percorriamo un lungo marciapiede e attraversiamo vari binari.
Il mio treno è lì che mi aspetta. Vadim, che intanto aveva annotato il vagone, mi accompagna  all’interno, sino al mio posto. Nessuno intorno dice nulla. Solo una signora ammicca un po’, come per dire “L’hai scampata bella!”.
Ed è proprio così. Scopro che ho avuto una duplice fortuna: sia con il treno che avevo erroneamente preso, che ha avuto una sosta a breve termine, il che succede raramente; sia con il mio treno, che aveva una eccezionale sosta di tre ore, dovendo attendere una coincidenza per immettersi sul tronco principale della Transiberiana, dopo la deviazione per Tomsk.
Frugo in un borsone e ne traggo una collana. Scendiamo dal treno in sosta con Vadim e salutandolo gliela regalo: per la moglie! Ci promettiamo di tenerci in contatto, di scriverci e mail, chissà, di vederci ancora….Grazie Vadim!

Ruggiero Mascolo
Margherita di Savoia, 14 ottobre 2007

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