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La mia Transiberiana 

 

E’ un mese che son tornato dal lungo viaggio che mi ha portato vagabondo per la Russia, da Mosca a Vladivostok in aereo. E poi in treno, per trentuno giorni, scalando lentamente le sette ore di fuso orario che differenziano Vladivostok da Mosca.
Kabarovsk, Ulan Udé, Irkutsk, Krasnojarsk, Tomsk, Ekaterinburg, Niznj Novgorod,  scandite dal ritmo (come spiegarlo?!...) rilassante del treno, dalle betulle dal bianco tronco, dal conversare nei vagoni platskard, mangiando pesce affumicato e sorseggiando tazze di the.
Ora Sergej e Tatjana Nikitiny mi cullano con le note di Alexandra mentre, seduto alla scrivania, continuo quell’altro viaggio, già molto più lungo della Transiberiana, verso una meta che a volte già si intravede…
In Russia non ho portato macchina fotografica né preso appunti, non volendo alterare la mia visione del mondo con la telecamera che ruba l’anima, né col segno della scrittura. E’ in me ciò che mi ha impressionato, mentre altre immagini sprofondano verso l’oblio. La memoria fa da rete, con  maglie ora larghe ora strette e ne salva qualcuna perché possa conservarla o parteciparla. Come in questa scrittura.
Per fortuna ho trovato amici che mi hanno scattato tante foto con cui ora posso documentare il mio viaggio.

 

        I biglietti

 

La preparazione è durata più del viaggio. Mesi a studiare il percorso, le possibili soste, a procurarmi notizie su città di cui non conoscevo neppure il nome. E poi la ricerca degli orari ferroviari, del modo in cui acquistare i biglietti…Ci sono voluti motivazione e tanta determinazione per non cedere di fronte alle  difficoltà.
Per acquistare i biglietti ferroviari bisogna attendere che manchino non meno di 45 giorni alla partenza. Ma, una volta che la data arriva, si può acquistare il biglietto solo per la prima tratta, mentre per le successive si deve aspettare che scattino i fatidici 45 giorni. Se il viaggio dura un mese non è problema da poco!
Una difficoltà nella programmazione del viaggio è costituita dal fatto che i treni russi viaggiano secondo l’orario di Mosca, che differisce di molte ore rispetto a quello di altre città lungo il percorso della Transiberiana. Cosicché, nell’acquisto dei biglietti, bisogna rapportare l’ora di Mosca (cioè del treno) all’ora locale, per evitare di presentarsi in stazione fuori orario! Tale differenza poi scala via via che si va verso occidente. Attenzione a non telefonare in Italia quando lì è notte!
Sui treni russi di lungo percorso si viaggia con posto prenotato e per l’acquisto del biglietto c’è bisogno di fornire tutti i dati anagrafici e addirittura il passaporto. I treni della Transiberiana sono lunghi,  oltre 20 vagoni, con una cinquantina di posti per ciascun vagone.
E’ molta la gente che viaggia, soprattutto in estate, cosicché può risultare difficile trovare posto. Ma se non c’è posto nella classe kupé (quattro cuccette in scompartimento chiuso) si cerca nella classe platskard (cuccette senza scompartimenti chiusi).
Ma c’è un’altra opzione. In Russia i biglietti vengono attribuiti in numero limitato per ciascuna stazione. Se in  una stazione non se ne trovano, un modo per superare la difficoltà è quello di tentare do trovarli in una stazione vicina spostandosi in autobus. E’ quanto mi è successo a Krasnojarsk. Di fronte all’indisponibilità dei biglietti per Tomsk, sono andato in autobus ad Acinsk, e lì mi è stato possibile acquistarli dopo 157 chilometri e quattro ore di viaggio! Quattro ore possono sembrare tante in Italia, ma  non lo sono nella dimensione di viaggio della Transiberiana.
L’acquisto in stazione può rivelarsi un problema anche a causa del comportamento non proprio gentile delle addette: donne in genere sbrigative e anche scorbutiche, che non fanno grazia di un po’ di pazienza neppure agli stranieri in difficoltà a comprendere quanto giunge all’orecchio attraverso la voce in microfono  che giunge metallica attraverso la spessa vetrata.
E’ stato forse il problema maggiore,  a volte risolto passando da uno sportello ad un altro, ripartendo da qualche informazione ricevuta al precedente sportello e sperando in un’accoglienza migliore nell’altro; risolto infine quando, a Krasnojarsk,  riuscii ad acquistare tutti i biglietti sino a Mosca.
Più persone comunque mi hanno detto che il problema non è solo per gli stranieri a causa di incomprensioni linguistiche. Le difficoltà esistono anche per i russi, con cui le cassiere non si dimostrano  gentili. Come in ogni pubblico ufficio.
Ma la fatica vale comunque il gran risparmio rispetto al prezzo richiesto dalle agenzie di viaggio. Sempre che siano in grado di procurarli per davvero e non si rivelino truffaldine; come varie agenzie che richiedevano qualche centinaio di euro solo per iniziare ad occuparsi di un  viaggio di cui avevo già fornito ogni notizia! Altre si sono dimostrate semplicemente care e impreparate: adducendo la difficoltà del percorso e le conseguenti difficoltà, cercavano soltanto di lucrarci di più.
Alla fine attraverso l’agenzia mi sono procurato solo il visto, che ha dovuto essere di tipo business in quanto il viaggio durava 31 giorni. Sarebbe stato invece di tipo turistico, molto più facile da ottenere nonché più economico, se si fosse concluso entro i trenta giorni. Ma questo l’ho saputo dopo! Ed anche il visto, si può procurarlo direttamente in consolato, evitando maggiori spese e lungaggini: basta muoversi per tempo.
A proposito della Transiberiana, sono tante le notizie fuorvianti e non rispondenti al vero: ad esempio, sulle mitiche provodnize, le addette alla manutenzione dei vagoni, assistenti dei viaggiatori. In genere descritte come corpulenti donnoni, in grado di lucidare le pareti dei corridoi con il solo passaggio, le ho trovate invece del tutto normali, lungo gli oltre diecimila chilometri. Certamente energiche e di poche parole, tuttavia disponibili ad intrattenersi in piacevoli conversazioni con i passeggeri nei lunghi tratti tra una stazione e l’altra e comunque in grado di portare il vagone a destinazione ben più pulito di come avviene in tanti treni italiani. Un paio di volte  si è trattato di studentesse universitarie che facevano questo lavoro nei mesi estivi per mantenersi agli studi.

Ruggiero Mascolo
Margherita di Savoia, 14 ottobre 2007

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