Venezia
Con avidita' guardavo ogni cosa e non potevo credere che i miei desideri s'erano realizzati. Ricordo come il defunto mio zio mi portava, quand'ero ancora bambino, all'Ermitage; trascurando tutti gli altri, io mi fermavo solo a guardare i quadri del Canaletto; figuratevi il mio entusiasmo nel vedere tutto cio' in natura!
Ma Venezia diventa noiosa quando si va via dalla piazza; le strade sono strette e sporche, e oltre tutto il serra serra e il grido dei venditori presto infastidisce. Quanto alle rarita', Venezia ne e' stracolma; la chiesa di San Marco e' magnifica, pero' l'altezza non corrisponde all'ampiezza. Il Palazzo dei Dogi e' di architettura rozza, ma, nonostante i difetti, questo edificio sbalordisce per la sua stranezza e magnificenza e la nuova architettura non potrebbe dare una tale solennita alla bellissima piazza. Ecco, mammina, una citta' davvero miracolosa, costruita, si puo' dire, in mezzo al mare; essa e' tutta intersecata di canali, in ogni casa si puo' entrare dalla gondola. La gondola e' una barca con le due estremita' a punta e nel mezzo c'e' una tenda sotto la quale si sta seduti e il vogatore e' a poppa e voga con un solo remo con straordinaria abilita' ed arte e le gondole sono leggerissime e sono ricoperte di panno nero Scedrin Sil'vester, Pis'ma iz Italij. Mosca-Leningrado, ed. Accademia, 1932. In: Ettore Lo Gatto: Russi in Italia. Roma, Editori Riuniti, 1971, p. 72. |
Venezia; Milano,
incontro con Manzoni
Mio caro Ivan Ivanovic,
Ma basta! Lasciamo Venezia. Io non ho ancora veduto nulla; siamo appena arrivati e non abbiamo avuto il tempo di guardarci intorno. Piuttosto ti raccontero' un'altra cosa, per te piu' interessante. Sono stato a Milano dal Manzoni. La cosa e' avvenuta inaspettatamente. Io non speravo di avere questa fortuna perche' mi avevano detto che Manzoni non riceve nessuno essendo ammalato e non amando la societa'. L'astronomo milanese Fraiani, che ho conosciuto ad Isola Bella pranzando dal Borromei e col quale abbiamo girato per Milano, si offri' di andare dal Manzoni e di procurarmi questa gioia. Lo trovo' a casa ed io fui ricevuto. Sono rimasto con lui due ore e, naturalmente, queste due ore fanno parte delle ore belle della mia vita: ho goduto del vivo sentimento della simpatia, simpatia per qualche cosa di elevato che porta nell'animo come un ordine luminoso e produce in esso una completa armonia, come e' sua missione, ma che solo a tratti le e' concesso in questa vita. Egli stava in piedi davanti al camino, quando io entrai, e subito mi offri' un paravento a mano, invitandomi a sedere sul sofa' di fronte al camino. Io mi sedetti come a casa mia, come presso un vecchio e caro conoscente, tanto mi sentii subito a mio agio. Io non sono fisionomista, ma il volto del Manzoni mi si e' impresso nella memoria, sebbene non sappia descriverlo nei particolari, perche' ricordo l'espressione di questo volto che mi piaceva tanto, ma non so di che colore sono gli occhi, i capelli ecc. Dei tratti regolari, il cui carattere e la cui nobilta sono una certa attraente finezza unita ad una leale modestia Balbetta un poco, ma questo difetto non guasta ed egli non se ne
mortifica. Quel che abbiamo detto, in generale, me lo ricordo, ma non
so riprodurlo in una lettera. So soltanto che questi pochi minuti sono
stati per me di felicita', come in passato simili minuti con Karamzin,
a star col quale l'anima si riscaldava e comprendeva piu chiaramente perche'
si trova al mondo. Durante la nostra conversazione entro' un giovane,
il cui nome ho dimenticato; dopo essere rimasto un po' con noi, ando via:
era il bastone di Manzoni. La sua malattia, come egli stesso
mi disse, e' una forte irritazione dei nervi. Una volta, uscendo solo,
cadde privo di sensi, e da allora non esce mai solo, ma sempre al braccio
di qualcuno. Il giovane era venuto per accompagnarlo alla sua solita passeggiata
mattutina. Io non lasciai sfuggire questa occasione e raccontai al Manzoni
di te; ed egli mi disse che ti conosceva e mi porse un esemplare dei tuoi
versi con la tua firma e all'atto di congedarmi mi disse di salutarti.
Egli ricorda anche Vjazemskij. Io avevo comperato un esemplare delle sue
opere complete e lo pregai di scrivervi il suo nome; ecco quel che egli
ha scritto: "L'autore contera' sempre tra i suoi giorni piu' felici
quello in cui gli fu dato di conoscere il signor Joukovsky, A.M.".
E adesso basta. Ti abbraccio cordialmente ecc. Zukovskij. Zukovskij Vasilij Andreevic, Lettera da Venezia all'amico poeta Ivan Ivanovic Kozlov, 4 novembre 1838. In Sobranie socinenij. Mosca-Leningrado, 1950, p. 638-640. In Ettore Lo Gatto, Russi in Italia. Roma, Editori Riuniti, 1971, p. 123-124. |
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