La vergine di Spoleto

Sottile sei come un cero nel tempio,
l'occhio hai trafitto da spade d'amore.
Io non ti chiedo un sol bacio: in silenzio
Vorrei deporre sul rogo il mio cuore.

Io non ti chiedo una sola carezza:
t'offenderebbe la mia rozza mano.
Ma dal cancello ti guardo in purezza
Rose di porpora cogliere e t'amo.

Sempre ti bruciano i raggi del sole
E via t'involi sul tempo che fugge.
Su te c'e' un angelo senza parole:
io gusto in cuore il dolor che mi strugge.

Mentre t'intreccio nei riccioli, adagio,
dei versi ignoti gli strani diamanti,
getto il mio cuore invaghito sul lago
meraviglioso degli occhi raggianti.

Alessandro Blok, Poemetti e liriche. Torino, Einaudi, 1961. Traduzione di Renato Poggioli.


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