Pompei

Sulla citta' trascorsero i secoli in silenzio,
e crollan gli imperi; protetta dalla cenere
essa non giace come un morto non sepolto,
nel mezzo d'una terra triste e brulla.
L'eterno orrore intorno dell'ultimo momento,
negli dei abbattuti ridenti e spensierati,
negli avanzi del pane, delle vesti e dei frutti,
nelle stanze silenti e nei vuoti negozi,
nel cofano persino dei profumi
e in quello dei rossetti, nei bracciali e le spille;
come se solo ieri fosse stata segnata
la traccia nella strada della pesante ruota
ed il marmo dei bagni fosse or ora riscaldato
dal contatto dei corpi massaggiati dai balsami.
Sulla parete i quadri piu' aerei son dei sogni;
su un cavallo marino e squamoso un Tritone,
e le divine Muse in vesti svolazzanti.
Tutto qui intorno e' colmo di funebre bellezza
ma non morta ne' viva; come della Medusa
i tratti impietrati dal terrore in eterno.
Sull'onde azzurre intanto biancheggiano le vele;
e il fumo del Vesuvio, di bellezza impassibile
brillando in sull'aurora, simile ad una nuvola,
roseo e morbido sale su nel cielo.

Dmitrij Sergeevic Merezkovskij, Novyja stichotvorenija, 1891 - 1895. Pietroburgo, 1896. In: Ettore Lo Gatto, Russi in Italia. Milano, Editori Riuniti, 1971.


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