Palermo
Qui, gli uomini hanno indossato l'abito europeo per apparenza: l'arabo viene fuori. Nel siciliano si nasconde il saraceno, ma egli si sforza di coprire con la bombetta il suo passato glorioso, creando la mancanza di stile col miscuglio di terreno: il terreno dell'Africa con quello dell'Europa; sconquassando la struttura dell'uomo in Sicilia; i terreni ne sono scossi ancor oggi; le spinte sotterranee sono assai frequenti; la Sicilia e' il luogo della catastrofe, del sacrilegio e della mescolanza; e' la patria di Cagliostro l'arabo si e' insinuato in tutto; nell'ottavo secolo saccheggio' la Sicilia; poi comincio' a viverci; l'amo'; cacciato via ne provo' nostalgia; vi aveva lasciata la sua anima africana; in essa si assuefece alla sua vita e con lui si assuefecero i suoi abitanti tutta la Sicilia e' uno sfarzoso ornamento orientale, intrecciatosi in Italia in modo, bisogna riconoscerlo, casuale; risuonano tre note: il Rinascimento italiano risuona con l'altezza della musica simbolica; ma l'ornamento arabo, unendosi con l'Italia, qui, introduce, nella gamma della sinfonia, la strumentazione brillante a la Borodin; Bisanzio intreccia con le icone i suoni dei canoni orientali di chiesa, che non si adattano al cattolicesimo. E la fusione delle note - lo stile di Palermo - e' lo stile delle cose che non si fondono: essa forma il salto che scuote nelle diverse tonalita' della musica di Skrjabin. Qui, presso il mare, passano davanti a noi: amori, draghi, Pompei, barocco, impero, tutto cio' che abbiamo or ora veduto nel palazzo: versiamo la sabbia e ricordiamo Skrjabin. Andrej Belyj, Putevyie zametki. I, Sicilija - Tunis, Mosca - Berlino, Gelikon, 1922. In: Ettore Lo Gatto, Russi in Italia. Roma, Editori Riuniti, 1971. |
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