Assisi

La lattea luna e' scesa cosi' giu' all'orizzonte
Che sembra di poterla prendere con la mano.
O fiorellini cari a fratello Francesco,
in quale altro mai luogo potevate fiorire?
Madre di lontananze pensose, o Umbria, gli angeli
non hanno mai veduta di te piu' bella terra.

Nel parlar degli uccelli, son sublimi novelle,
si distende nel cielo la coda del pavone.
Nuovamente la vergine in queste dolci sere
e' in attesa dell'ombre dell'Annunciazione.
Un bisbiglio leggero, l'ordine del Signore,
in un intenerito favore si riversa.

Chiudono per la notte le botteghe i mercanti,
dalla collina suona sonnolento il pastore,
belando van vagando le impolverate pecore,
l'ora rosea, dorandosi s'e' spenta all'orizzonte.
A tratti dolcemente canta la campanella:
"su nel cielo e' piu' libero, meno duole nel cielo".

Sorelle inargentate, le rapide correnti,
in una barca verde la sorellina luna,
chi vi conobbe, mai potra' dimenticarvi
la sua anima colma d'un eterno languore.
Il mio cuore ha sognato l'atrio del paradiso:
una seconda patria per chi ama ed e' amato.

Michail Alekseevic Kuzmin, Nezdenie vecera, Berlino, ed. Slovo, 1923. In: Ettore Lo Gatto, Russi in Italia. Milano, Editori Riuniti, 1971.


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