Kuzmin Michial Alekseevic, 1875-1936

Kuzmin Michial Alekseevic nacque a Jaroslav nel 1872 o 1875.
Alla morte del padre, nel 1876 si trasferi' a Pietroburgo dove compi' gli studi e segui' i corsi di composizione musicale con Rimskij-Korsakov.
Nel 1895 - 96 fece un viaggio in Egitto e Palestina e l'anno successivo, con la madre, in Italia, rimanendone profondamente affascinato. A tali suggestioni si aggiunse una intensa ricerca religiosa che lo porto' nel 1899 nel nord della Russia, per fare esperienze nelle comunita' dei Vecchi Credenti.
Tornato a Pietroburgo scrisse musica e testi teatrali affermandosi come notevole personaggio negli ambienti letterari e teatrali, ma rimanendo sempre alieno dalla politica.
Cio' determino', a partire dal 1924, delle riserve, sino all'ostracismo della sua opera, da parte dal potere sovietico.
Mori' in miseria nel 1935.
La scrittura di Kuzmin si caratterizza per una spiccata religiosita', mista a raffinata sensualita'.
Nel 1906 pubblico'
Ali, la prima opera in prosa della letteratura russa dichiaratamente omosessuale.
Le sue poesie
Canti alessandrini (1909), di stile simbolista, rivelano una grande abilita' formale e divennero simbolo del decadentismo raffinato di quegli anni.
Nel 1910 la pubblicazione del manifesto antisimbolista
Sulla magnifica chiarezza, favori la nascita dell'Acmeismo.
Nelle poesie dell'ultimo periodo,
La trota spezza il ghiaccio (1929), Kuzmin adotta un linguaggio dimesso e un tono elegiaco che si pone agli antipodi de I canti alessandrini.
Fu critico letterario e buon traduttore di Boccaccio.

Ruggiero Mascolo, 5/2005

Assisi

La lattea luna e' scesa cosi' giu' all'orizzonte
Che sembra di poterla prendere con la mano.
O fiorellini cari a fratello Francesco,
in quale altro mai luogo potevate fiorire?
Madre di lontananze pensose, o Umbria, gli angeli
non hanno mai veduta di te piu' bella terra.

Nel parlar degli uccelli, son sublimi novelle,
si distende nel cielo la coda del pavone.
Nuovamente la vergine in queste dolci sere
e' in attesa dell'ombre dell'Annunciazione.
Un bisbiglio leggero, l'ordine del Signore,
in un intenerito favore si riversa.

Chiudono per la notte le botteghe i mercanti,
dalla collina suona sonnolento il pastore,
belando van vagando le impolverate pecore,
l'ora rosea, dorandosi s'e' spenta all'orizzonte.
A tratti dolcemente canta la campanella:
"su nel cielo e' piu' libero, meno duole nel cielo".

Sorelle inargentate, le rapide correnti,
in una barca verde la sorellina luna,
chi vi conobbe, mai potra' dimenticarvi
la sua anima colma d'un eterno languore.
Il mio cuore ha sognato l'atrio del paradiso:
una seconda patria per chi ama ed e' amato.

Michail Alekseevic Kuzmin, Nezdenie vecera, Berlino, ed. Slovo, 1923. In: Ettore Lo Gatto, Russi in Italia. Milano, Editori Riuniti, 1971.


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