L’origine della  LETTONIA e dell’ESTONIA
sotto i Cavalieri Portaspada e sotto i Cavalieri Teutonici
dal cap. IV – Arriva un altro Cristo sul Baltico, di STORIE DI CAVALIERI E DI LITUANI di Aldo C. Marturano, Atena 2005

 

In realtà la corsa alla conquista del Baltico aveva già condotto i tedeschi, prima di altri, sulle rive meridionali di questo mare: nel Golfo di Riga!
Raccontano le Cronache tedesche che nel 1158, a causa di una tempesta, un gruppo di navi mercantili provenienti dall’isola di Gotland, dalla famosa città di Visby, naufragarono sulle coste della terra dei Livoni (popolo di lingua finnica, poi diventati parte dell’etnos lettone). Pare che il vento ed altre circostanze non permettessero, dopo il naufragio, il ritorno a casa e così i mercanti dovettero costruirsi un rifugio ai margini della fitta foresta. I Livoni, incuriositi dai nuovi venuti e dagli strani oggetti che possedevano questi stranieri, vollero impadronirsi proprio degli arnesi che vedevano usare e si scontrarono con la resistenza dei tedeschi.
Tuttavia, alcuni indigeni parlavano tedesco e così invece di uno scontro si giunse ad un accordo. I tedeschi mostrarono i loro articoli, stoffe e arnesi di metallo, e i Livoni i loro, cera miele e pellicce pregiate e lo scambio fu fatto.
Ai tedeschi, per i quali lo scambio era stato molto favorevole, fu chiaro che questa era un’occasione da non lasciar sfuggire. Così, dopo i primi insediamenti, stagionali e incerti, alla fine dello stesso secolo, visto che il numero delle persone che qui si fermavano, aumentava continuamente, a Visby si decise di far trasferire un prete cattolico che officiasse il servizio divino. L’insediamento però fu su una delle isole che chiudono il Golfo di Riga (Oesel) e qui si costruì una chiesa di legno.
Tuttavia, anche questa volta l’incontro coi locali non fu decisivo. Anzi, dopo il primo malinteso, ci fu un accordo fra Livoni e Tedeschi affinché si stabilisse un vero e proprio traffico commerciale, basato sulla raccolta che i Livoni residenti già facevano per i Krivici (popolo slavo oggi nell’etnos bielorusso) delle materie prime nelle loro foreste. L’approdo dei tedeschi divenne, dunque, una residenza permanente e così arrivò anche il primo predicatore ed evangelizzatore per i pagani baltici del luogo, Mainardo, monaco agostiniano del Monastero di Segeberg del Vescovado di Amburgo. Abbiamo anche i nomi dei primi Livoni che si fecero battezzare: Ilo, Kilevene e Viezo!
Naturalmente la presenza dei tedeschi disturbò i mercanti russi che risiedevano poco più a sud, a Polozk, come pure attirarono l’avidità dei Lituani vicini, che, come abbiamo visto, si trovavano un po’ più a sud, incuneati fra Krivici e Livoni. Abbiamo notizia che ci furono, in seguito, degli scontri fra gli stessi baltici e i tedeschi e che Mainardo vide andare a fuoco la sua chiesa, tanto che decise di ricostruirla, ma stavolta in pietra che andò a cercare e si fece trasportare direttamente dalla Germania.
Mainardo portò con sé in quel viaggio il capo dei Livoni, Cobbe (o Kaupa), il quale ebbe addirittura l’occasione di essere ospite dell’Arcivescovo di Brema dove promise che avrebbe dato tutto il suo aiuto per evangelizzare i suoi uomini e i suoi connazionali. Sembra però che la situazione non rimanesse a lungo così rosea perché i vicini Lituani che da sempre avevano pretese su quella parte del territorio, distrussero il villaggio tedesco-livone e Cobbe, insieme a Mainardo, dovettero ricorrere a Visby per richiedere aiuto.
Finalmente nel 1180 dalla piccola chiesa sull’isola se ne costruì un’altra di mattoni a Uexküll (Ikskile in lettone) che diventò poi il duomo locale. A questo punto il papa Alessandro III potè dichiarare che la Livonia era ormai diventato parte del Patrimonium Sancti Petri e che quindi qualsiasi azione della chiesa locale riceveva la benedizione della Santa Sede Romana.
A dire dei tedeschi però, i Livoni non erano gente affidabile. Infatti, durante la stagione brutta, quando i mercanti se ne tornavano in patria, le cose ritornavano come prima perché costoro “lavavano via nel fiume Dvinà (Daugava in lettone) le acque del battesimo” e ritornavano alla fede avita. Saccheggiavano tutto quel che c’era e addirittura si lanciavano in avventure oltremare tanto che nel 1187, mentre Mainardo era assente dalla Livonia, alcuni di loro (sembra aiutati dai novgorodesi) assaltarono la città di Sigtuna, in Svezia, e uccisero il vescovo Giovanni di Uppsala.
Fu uno scandalo che andava riparato.
Mainardo, intanto, nel 1186 era stato consacrato vescovo di Uexküll e nel 1196 muore deluso dal poco successo dei suoi sforzi. Gli succede un certo Bertoldo, abate cistercense di Lockum, che trasferito qui quasi di forza non era disposto ad accettare questi ondeggiamenti dei Livoni in fatto di fede e così si venne ad uno scontro fra Tedeschi e Livoni. Racconta Enrico il Lèttone, nella sua Cronaca, che Bertoldo s’imbarcò per la Sassonia e di qui ritornò in Livonia con molti armati crociati disposti a combattere per scontare i propri peccati e per piegare i pagani fedifraghi. Il 24 luglio 1198 ci fu, infatti, lo scontro coi Livoni ed ecco la descrizione della vittoria veramente casuale dei Tedeschi:
I Livoni gridavano e urlavano al loro modo pagano. Il fronte sassone era pronto e così si lanciò a capofitto contro il nemico. Il vescovo (Bertoldo) non riuscendo a trattenere il suo cavallo fu trascinato suo malgrado nella mischia dove venne ucciso da un certo Ymaut e successivamente fatto a pezzi dagli altri.” Per fortuna un livone si era appropriato di un bell’elmo tedesco e se lo era posto sul capo. In questo modo i suoi, vedendo l’elmo tedesco in mezzo a loro, credettero che i tedeschi fossero penetrati nelle loro file e spaventati ripiegarono. Naturalmente i Tedeschi infierirono sui fuggitivi devastando le loro povere colture e cercando di catturare quanti più Livoni potessero. Ci fu una tregua e alcuni Livoni furono battezzati sul posto e gli altri, che restavano, rimandati all’indomani.
Tuttavia, tutto continuò come prima e non appena si presentò l’occasione, i Livoni insorsero ancora contro i Tedeschi e li cacciarono via, armati, mercanti e preti. Quello stesso anno, un altro gruppo di mercanti, da Gotland, cercò di mettere piede in fondo al golfo di Riga e di convertire con più decisione tutti i Livoni, sempre allo scopo di poter avviare traffici più sicuri.
Anche questa avventura non riuscì quella volta e fu ritentata l’anno dopo con 23 navi ben armate e con il nuovo vescovo in testa alla spedizione, Alberto di Buxthöfden, canonico del Vescovado di Brema.
Non fu facile insediarsi nell’area che avevano scelto, un po’ a monte della foce della Dvinà. Solo dopo aver avuto il permesso dal principe “russo” di Polozk, attraverso delle trattative con il rappresentante di quest’ultimo, insediato a Hersika,  e dopo aver catturato uno dei più importanti capi dei Livoni, trattenuto come ostaggio, si poté procedere alla costruzione della chiesa con annesso deposito e delle case per il resto della nuova comunità, mantenendosi stavolta sul piccolo affluente della Dvinà, il fiume Riga, visto che Uexküll era un po’ troppo arretrato rispetto al mare ed insicuro.
Alberto era venuto da queste parti, però, con velleità diverse dalla sola conversione dei pagani: il suo traguardo era diventare un Arcivescovo-Principe alla moda tedesca del Reno. Qui invece la vita era precaria, senza un esercito regolare a disposizione. Il suo gruppo, stranieri in terra sconosciuta ed infida, vivevano, specialmente d’inverno, aspettando da un momento all’altro i sanguinosi raids dei “selvaggi” Livoni o le rappresaglie dei loro “fratelli” Lituani mentre, gli armigeri disposti a battersi, bisognava andarli a prendere fino in Sassonia… quando se ne trovavano!
Anche le mini-crociate contro i pagani baltici della costa pomeranica da parte di Danesi e Svedesi erano continuate, sempre con la raccolta di uomini in armi al servizio della fede. Ma, questi sedicenti soldati di Cristo, una volta esaudito il voto per il quale erano venuti, se ne tornavano a casa loro e i pagani ritornavano pagani e si ribellavano ogni inverno, quando le campagne militari o i traffici si interrompevano. Per molti anni fu un continuo andirivieni di spedizioni militari ad ogni bella stagione, qui e là lungo la costa.
Solo nel 1219 tuttavia, il re danese Valdemaro II decise di condurre una vera e propria  campagna di conquista della regione dei Ciudi (l’odierna Estonia) dove già c’era qualche avamposto stagionale svedese. Si impadronì di tutta la costa fino alla foce del fiume Narva dove il piccolo insediamento ciudo di Kalyvan diventò la città danese Tallinn (ossia in estone Taani Linn, Porto dei Danesi, ma chiamata dai Danesi Reval), oggi capitale dell’Estonia.
Quel luogo dove si decise l’insediamento della città da parte dei danesi fu scelto perché molto ben protetto con i laghi a sud e il mare con la baia e le piccole isole antistanti a nord. Come era tradizione nel Medioevo, si cercò di legittimare il colpo di mano danese, nell’impadronirsi di terra non propria, diffondendo ad arte una leggenda, a proposito della fondazione della città. I Danesi, si narrava, nel loro sforzo per occupare il luogo, oggi identificato con la località di Toompea, erano già pronti a ritirarsi dato che non riuscivano a prevalere sui Ciudi, quando improvvisamente, dal cielo, era caduta una bandiera rossa con una croce bianca nelle mani del loro vescovo. Tutti attribuirono l’evento ad un segno divino a loro favorevole e, rinfrancati, ripresero la lotta e vinsero. In definitiva Dio aveva assegnato loro quel territorio e perciò i Danesi ne rimasero padroni per oltre un secolo!
Una volta che i Danesi si furono attestati sulla costa oggi estone, gli Svedesi tentarono di impadronirsi della Finlandia meridionale partendo dal loro vecchio caposaldo di Abo (Turku odierna) per tentare di fondare un avamposto sulla lontana foce della Nevà (dove oggi c’è San Pietroburgo). Naturalmente ciò allarmò nuovamente Novgorod che si vedeva in questo modo minacciata ancora una volta nei suoi traffici. Questa situazione si acuì a tal punto che finalmente, nel 1240, Alessandro Nevskii, principe di Novgorod, si scontrò con il duca svedese Birger e, vintolo, lo ricacciò in mare. L’avventura svedese su quell’angolo di Baltico finì lì!
Ci scusiamo col nostro lettore per esserci dilungati su questi episodi particolari, ma volevamo dare un quadro delle presenze straniere nelle terre baltiche, più o meno quando il duca polacco Corrado di Masovia nel 1225 decise di fondare un ordine cavalleresco, chiamato Ordine dei Cavalieri di Cristo, per controllare il suo confine coi Prussiani.
Ad onor del vero l’ordine era stato costituito su suggerimento del vescovo Cristiano secondo il modello templare, quando costui, dopo la distruzione del monastero di Oliwa, di cui era il Superiore, aveva deciso di affrontare, una volta per tutte, la questione dei Prussiani pagani con le armi…
Comunque sia, i Cavalieri di Cristo ebbero sede a Dobrin (Dobrzyn in polacco) e indossavano il mantello bianco con croce, spada e stella.
In quei tempi i piccoli regni polacchi (soprattutto due, ripetiamolo: uno intorno a Gniezno, chiamato Grande Polonia, e l’altro intorno a Cracovia, chiamato Piccolo Polonia) non erano ancora saldamente uniti fra di loro e l’unica istituzione comune era la Chiesa Cattolica con un solo Arcivescovado a Gniezno.
A causa di ciò, senza l’appoggio dell’arcivescovo, Corrado non riuscì a raccogliere intorno a sé il consenso degli altri principi polacchi per portare a compimento il suo progetto di conquista del territorio prussiano. Quando Cristiano era poi finito in mano ai Prussiani, e non si seppe per lungo tempo nulla di lui, Corrado capì che l’Ordine dei Cavalieri di Cristo non aveva più alcun significato e lo soppresse senza infamia e senza lodo.
Il problema dei Prussiani però rimaneva irrisolto. L’intraprendente e impaziente Corrado dovette accettare il consiglio dell’Arcivescovo di Gniezno e rassegnarsi a richiedere i servigi dei Cavalieri Teutonici per la difesa delle zone insicure. Fu richiesta da questi ultimi una base per operare, giusto sul confine nord del paese e cioè nel territorio di Culma (Chelmno). Che lasciasse fare a loro, perché i Cavalieri, con la loro grandissima e pluriennale esperienza, avrebbero risolto tutti i problemi! Avrebbero portato i loro serventi, apportati nuovi metodi per costruire nuovi forti e nuove case, mostrato come costruire nuovi arnesi per coltivare e stabilito nuovi rapporti fra la gente e col battesimo latino sicuramente avrebbero pacificato alfine questi dannati indigeni pagani!
Nella Masovia, già da tempo, i Cistercensi avevano cercato di introdurre il sistema feudale cristiano nelle zone più interne dell’area, ma con scarso successo.
Abbiamo nominato prima il monaco Cristiano perché fu proprio lui che al principio del XIII sec. aveva fondato a Chelmno un monastero dal quale ci si organizzava per la conversione dei Prussiani. Persino il papa Onorio III, dopo il Concilio del 1215, aveva incaricato questo monaco di organizzare crociate contro i pagani del Baltico, a difesa della fede dei cristiani polacchi che già vivevano sul posto e che riconoscevano l’autorità di Roma. Non fu un compito facile, tuttavia, e negli anni successivi si constatò l’impossibilità di operare. Come abbiamo accennato, persino il famoso Monastero cistercense di Oliwa vicino all’odierna Danzica, fu assalito e distrutto dai Prussiani. D’altronde i Cistercensi non essendo monaci armati avevano, proprio loro, incoraggiato Corrado di Masovia a fondare l’Ordine Cavalleresco cui abbiamo accennato sopra…
Ora però, bisognava guardare oltre! 
E così sulla scena compaiono i Cavalieri Teutonici di Ermanno di Salza!
Fra’ Ermanno, ufficialmente invitato da Corrado di Masovia, arriva con grande entusiasmo in Polonia e, ottenuta l’autorizzazione dal duca, prende il posto dei monaci cistercensi. Con le forze di tutto il suo Ordine, si mette in moto, prima per una prospezione dei territori dell’alta Slesia fra la Vistola e il Nieman, e poi per studiare la strategia sul come affrontare i terribili Prussiani, da cui il duca polacco vuole esser difeso.
Corrado aveva invitato l’Ordine da queste parti, però, solo per tenere a bada i ribollenti spiriti dei Prussiani! Non aveva mai inteso che i Cavalieri vi si stabilissero definitivamente, come invece cominciò ad esser chiaro a tutti, già dopo i primi successi militari dei Crociati!
Fra’ Ermanno di Salza, infatti, aveva subodorato che da queste parti si compiva il destino dell’Ordine. Aveva già in mente di stabilirvisi per sempre e, chissà! forse intendeva fondare un vero e proprio stato, in un prossimo futuro.
Nel 1226, dopo la prima prospezione, ottenne persino l’approvazione di un certo progetto dal suo amico Federico II e, sulla base del privilegio (la cosiddetta Bolla di Rimini) concessogli dall’Imperatore e l’incarico di Corrado di Masovia, ordinò al suo Ermanno di Balka di recarsi, con un buon numero di Cavalieri monaci, nella regione assegnata per insediarsi e mettersi subito all’opera.
In realtà, da una parte l’Ordine non aveva i titoli per fondare stati autonomi (in tedesco Ordenstaat) e trasformare così il Gran Maestro in una specie di principe-re, perché ciò era in contrasto coi bandi papali del 1216 e del 1220 e perché il Papa stesso era il capo supremo di ogni ordine crociato, dall’altra però c’era anche la pretesa di Corrado che vantava i suoi diritti di sovranità sul quel territorio, prima sotto controllo di Cistercensi, che ora invece l’Ordine Teutonico considerava come sua conquista! In sostanza due posizioni inconciliabili…
Corrado aveva un bel richiamarsi al diritto consuetudinario slavo che non prevedeva mai l’alienazione di un territorio concesso temporaneamente ad una terza persona a scopo di difesa o per un incarico prestabilito per un certo tempo (la diffusione della fede cristiana, nel nostro caso). Così questo malinteso, fra proprietà e concessione, ben capito da Ermanno di Salza, ma negato in ogni occasione possibile, diventò il seme dei futuri contrasti fra l’Ordine e i re polacchi, fino a culminare nella battaglia di Tannenberg-Grunwald.
Comunque, la questione scoppiò solo alcuni anni dopo nelle liti per la cosiddetta Pomerelia, ossia la parte occidentale della Pomerania che nel 1308 fu unita al territorio dell’Ordine, minacciando, secondo il modo di vedere della parte polacca, il principato “polacco” di Danzica, dove l’Ordine fu accusato di averne massacrato la popolazione (10 mila abitanti!).
Per il momento, invece, la situazione sembrava aver trovato la sua soluzione nelle mani dei Cavalieri perché le incursioni dei Prussiani erano state in pratica soffocate. L’impresa militare dunque stava dando buoni risultati e il Gran Maestro, dalla sua sede di Venezia, per prima cosa confermò tempestivamente il suo rappresentante locale o Maestro Provinciale di Culma, nella persona di fra’ Ermanno di Balka, il quale senza perder tempo inaugura subito una sua crociata personale contro i baltici nel 1231. E’ ancora un gran successo, perché attraversa la Vistola e conquista il primo vero caposaldo in Terra Prussiana, Torun. Nel 1233 viene fondato un altro castello, Marienwerder (in polacco Kwydzin).
In quegli anni, intanto, il vescovo Cristiano era stato catturato per rappresaglia dai Prussiani e all’Ordine Teutonico era toccato il compito di liberare questo alto funzionario che fungeva da legato papale e da unico funzionario locale della Curia Romana. Nel 1236 poi, mentre si attendeva che Cristiano fosse liberato, il papa aveva mandato Guglielmo di Modena nella Prussia teutonica, quale suo rappresentante provvisorio, e costui aveva diviso il territorio in tre diocesi, per l’amministrazione dei nuovi e dei futuri fedeli conquistati. Così la campagna di Ermanno di Balka potè proseguire e dopo Torun (Thorn in tedesco) nel 1237 si costituisce ancora un avamposto ad Elbing (Elblang) dove la postazione viene rinforzata e ricostruita in mattoni (prima era di legno), mentre la penetrazione in terra baltica continua senza sosta.
Finalmente, nel 1239, il vescovo Cristiano ritorna sano e salvo e i piani papali devono essere rivisti.
L’Ordine, però, continua le sue periodiche (estive) campagne contro i Prussiani. Nel 1243 l’Ordine delimita arbitrariamente le giurisdizioni delle nuove diocesi, forse in accordo con Cristiano, mentre la sede provinciale dell’Ordine per intanto diventa Zantyr, nominata negli Annali dell’Ordine col nome di Commenda Generale, alla confluenza del fiume Nogat con la Vistola, dove era stata una volta la sede di Cristiano.
Man mano che le conquiste vanno avanti, qualche anno dopo, l’Ordine sposta la sede un po’ più a nord, a pochi chilometri dal Lago Druzhno, dopo un’altra battaglia vittoriosa contro i Prussiani. Qui viene costruito il castello-convento della Santa Vergine Maria (Marienburg in tedesco e Malbork in polacco), in onore della patrona dell’ordine stesso. Nel 1280 il convento dell’Ordine viene trasferito da Zantyr nel castello nuovo di zecca e il nuovo Gran Maestro, fra’ Sigfrido di Feuchtwangen, vi si installa definitivamente.
E’ il coronamento del trionfo dell’impresa dell’Ordine quando, lo ricordiamo, Ermanno di Salza era già morto!
E’ però il trionfo di una pace armata perché la convivenza fra i monaci-cavalieri teutonici che simboleggiavano la religione cristiana e i Prussiani che rappresentavano la parte pagana del paese non fu facile. Il comportamento altezzoso dei Cavalieri nei confronti dei Prussiani, sia che fossero battezzati e quindi già alle loro dipendenze ad esempio nelle città cresciute intorno ai castelli, sia che fossero ancora da evangelizzare, era oltremodo indisponente a qualsiasi compromesso.
In verità, i Prussiani non erano mai stati disposti ad accettare supinamente questa intrusione nelle loro terre. Sebbene, di sicuro, vedessero i vantaggi che questi cristiani portavano nelle loro terre dal punto di vista materiale, non volevano assolutamente piegarsi ad essere assimilati ad una religione a loro estranea, imposta addirittura con la forza! Si era arrivati ad un tal punto di ostilità latente e palese che si racconta che i Cavalieri organizzassero battute di caccia al Prussiano (in tedesco Reisen), nelle foreste, per i loro ospiti di riguardo e tutto allo scopo di eliminare i baltici riottosi che vi si nascondevano!
Ciononostante un annientamento totale delle persone non era per nulla il fine dei Cavalieri. Essi, al contrario, desideravano che quelle terre fruttassero e che i contadini prosperassero e si moltiplicassero. Per questo motivo il battesimo del pagano che si sottometteva significava anche l’abbandono della propria lingua, il passaggio da raccoglitore di derrate alimentare a produttore agricolo, l’accettazione delle regole di convivenza del sistema feudale cattolico e la collaborazione con gli immigrati germanici perché deve esser chiaro che quando si trattava di popolare delle aree vergini, l’immigrazione di tedeschi era sempre favorita. Tuttavia, non tutte quelle terre erano coltivabili con gran successo e l’agricoltura, agli inizi, era certamente insufficiente per mantenere viva l’economia, per cui il traffico dell’ambra, delle pellicce, dei cavalli, del pesce etc. furono attività sfruttate al massimo e l’Hansa di Lubecca trovò l’appoggio e la protezione dei Cavalieri, in tutti questi affari.  
Questi sommovimenti e l’avanzare della potenza teutonica, lunga la costa baltica meridionale, si riflesse anche sulle comunità slavo-russe situate più ad est e suscitò anche presso le comunità lituane il bisogno di coalizzarsi, magari alleandosi coi principati russi, contro l’Ordine Teutonico.
Purtroppo, dopo la morte di Jaroslav di Kiev, la Rus era in pieno sfacelo. Kiev era caduta, nel 1240, e i tatari avevano imposto un giogo pesante su tutta la zona abitata dai russi, salvo la zona a nord del lago Seligher, Novgorod, e quelle a nord del Pripjat, dove erano Polozk, la Lituania e la Volynia di Galic’.
Altra era la situazione dei polacchi.
La tendenza ad unirsi sotto un’unica dinastia di regnanti aveva ormai cominciato ad attuarsi con l’aiuto della Chiesa Cattolica, proprio presso il nostro Corrado, tanto che Cracovia, in quegli anni, iniziava la sua ascesa di città capitale. La lotta, comunque, fra le diverse genealogie, i Piasti della Kujavia, quelli della Slesia e gli altri parenti, non era conclusa ancora alla fine del XIII sec., e l’unificazione della Polonia sembrava lontana. Questo non impedì ai polacchi, più vicini alle zone “occupate” dai Teutonici, di osteggiare la germanizzazione delle genti prussiane che, secondo Cracovia, andavano invece convertite, ma slavizzate…
Una situazione, dunque, complicata e instabile che poteva portare solo ad ulteriori guai. Infatti, nel 1283 le tensioni scoppiarono in una sollevazione generale contro i Teutonici, organizzata per la prima volta dai Prussiani stessi e forse sobillata dai polacchi, con eccidi e vendette sanguinose da ambo le parti! La rivolta fu sedata… naturalmente a scapito dei Prussiani! I Polacchi mantennero le loro pretese di sovranità sulla Prussia, ma dovettero anche rassegnarsi di fronte alla potenza politica dei Teutonici.  
Mentre l’Ordine Teutonico è arrivato a questo punto, non molto diversa rimane la situazione a Riga dove l’arcivescovo Alberto, già nel 1202, aveva fondato un altro ordine di cavalieri crociati sul modello dei Templari, per l’evangelizzazione dei suoi baltici pagani della Bassa Lituana (Zhemaitia).
Come abbiamo detto prima, Alberto aveva concepito la creazione di uno stato della Chiesa tutto per sé, in quelle lande e per questo aveva avuto bisogno di armati con la croce sul petto. A questo scopo precipuo era stato fondato quell’Ordine da lui chiamato i Fratelli dei Cavalieri di Cristo e che aveva come distintivo un mantello bianco, con una croce rossa e una spada sul petto. Alberto stabilì, da subito, una cosa molto importante: Che qualsiasi territorio conquistato o colonizzato dai Fratelli dovesse esser diviso in modo che 2/3 andassero a Riga e solo 1/3 rimasse sotto l’amministrazione dell’Ordine! Questo principio fu il seme delle controversie future, non solo con l’Ordine Livonico stesso, ma anche fra Riga e i Teutonici, quando i due Ordini si fusero!
I Portaspada avevano, intanto, già nel 1222 stretto un accordo di mutua collaborazione e di non aggressione coi Danesi di Valdemaro II. Riga, infatti, essendo in fondo ad un golfo chiuso da isole abitati dai “pirati” livoni e curoni era sempre esposta ad attacchi sui suoi convogli diretti in Occidente. Quindi, aveva bisogno che i Danesi la liberassero da questa minacciosa sudditanza e ci si assicurò che la Danimarca mantenesse in funzione un caposaldo sul mare a questo scopo. Verso il 1230, infatti, i Postaspada avevano ormai conquistato stabilmente la cosiddetta Wildnis, a sud della zona danese (il bacino del fiume Aa), mentre la pressione dei Teutonici continuava specie lungo il mare su Prussia e Lituania.
Tuttavia, il mantenimento delle guarnigioni lungo i confini, i raids dei Lituani, gli scontri coi Russi costavano molto e soprattutto all’Ordine Livonico, con lo sfavorevole accordo stipulato con Riga, tanto che il Gran Maestro di quest’Ordine, Volquin, fu convinto ad unire le sue forze coi Teutonici. Ciò non avvenne subito, ma solo dopo la sua morte e dopo una forte sconfitta che l’Ordine Livonico doveva ancora subire…
Dunque per  quest’Ordine, in particolare, il gioco non valeva la candela! Si trovava sempre più in ristrettezze dopo ogni conquista.
E’ il 1236 ed arrivano a Riga, dalla Sassonia, 2000 crociati per prestar servizio militare contro i pagani. Purtroppo, non ci sono i mezzi per organizzare un “caccia al pagano” in grande stile e così Volquin con un piccolo esercito di un centinaio di Cavalieri e di fanti a cavallo scendono verso il fiume Saule (Sciauliai nella Lituania odierna). Qui si scontrano con Vikintas e i suoi lituani. Lo scontro è talmente sfortunato che il Gran Maestro Volquin ne muore. A questo punto il Capitolo dell’Ordine, privato del suo capo, impoverito e ridotto a pochi membri, chiede al papa di approvare l’auspicata fusione coi Teutonici, in quello stesso anno. Ermanno di Balka, lo abbiamo incontrato prima!, diventa ora il loro Maestro Provinciale.
In quegli anni, quando si era venuto a sapere delle azioni svedesi e danesi lungo le coste baltiche, della fondazione di Riga e delle altre penetrazioni “illegittime” dei Cavalieri Livonici e Teutonici fu chiaro ai principi russi del nord che esisteva un progetto di accerchiamento per controllare i traffici delle città “industriali” russe da parte dei latini.
Furono sempre i Cavalieri di Livonia, meglio conosciuti in ambito russo e lituano col nome più emblematico di Portaspada, che nel 1242 subirono la cocente sconfitta sul Lago Peipus inflitta da Alessandro Nevskii, principe di Novgorod, nella famosa Battaglia del Ghiaccio, sebbene ad onor del vero indossassero ormai il mantello dei Teutonici dopo la fusione del 1237!
A questo punto i giochi sono fatti e l’Ordine Teutonico alla fine del XIII sec. domina su tutte le colonie latino-cattoliche del Baltico… con l’unico problema geografico, ma soprattutto economico, di una regione che non si poteva organizzare per lo sfruttamento intensivo a causa dell’interruzione territoriale della Zhemaitia, oltre la riva sinistra del Nieman, rimasta ancora saldamente in mano ai Lituani.


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