Veselovskij Aleksandr Nikolaevic
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Ruggiero Mascolo, 5/2005 |
La Bella Italia
Da tempo immemorabile l'Italia e' considerata il paese degli artisti,
la terra promessa, dove la natura stessa e' piu' fresca e piu' bella che
negli altri luoghi, dove ogni prospettiva e' una decorazione sulla quale
si stende un cielo azzurro di Poussin, dove tutti gli uomini in belle
pose fumano sigari e parlano con le serenate. Quando eravamo ancora sui
banchi di scuola, riportavamo un'impressione simile o quasi simile dai
grossi manuali di geografia, dove, tra due cifre inevitabili sulla popolazione,
trovavano posto i boschetti di limoni e di aranci, e l'azzurra penombra
della grotta di Posillipo. Poi leggemmo Roma di Gogol',
al tramonto in qualche luogo di villeggiatura d'estate, e forse sospirammo
con un profondo sospiro di sedicenni, quando, sollevati gli occhi dal
libro, essi si incontravano col grigio azzurro panorama, con le colline
basse e le eterne betulle della via di Arakceev. Forse, in quel momento
voi mandaste a farsi benedire questa Russia di sconfinate proporzioni
che vi veniva sotto gli occhi importuna, mentre eravate pronti a vedere
altri panorami e altro cielo. Le vostre predilezioni italiane diventavano,
per questo, ancor piu' forti e ossessionanti. L'Opera faceva il resto:
da principio vi incontravate qui a tentoni con l'Italia, vedevate veri
e autentici italiani, ascoltavate l'autentica lingua italiana. I larghi
cappelli, le forti passioni, i mantelli neri e i visi abbronzati, l'amore
ad ogni angolo, una vita estranea alle meschine restrizioni e ai calcoli
da cui e circondata la nostra quotidiana esistenza borghese: ecco come
voi cominciavate ad immaginarvi l'Italia
Veselovskij Aleksandr Nikolaevic, La bella Italia e i nostri turisti settentrionali. Praga, 1864. Nella miscellanea: Ogni, I, Pietrogrado, 1916. In: Ettore Lo Gatto, Russi in Italia. Roma, Editori Riuniti, p.222-224. |
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