Ischia ad ottobre

A Fausto Malcovati

Una volta qui ribolliva un vulcano.
Poi fu un pellicano a bucarsi il petto.
Non lontano viveva Virgilio,
Auden ci beveva vino a fiumi.

Oggi lo stucco si scrosta dai palazzi,
prezzi e conti non son piu' quelli di una volta.
Ma io faccio quadrare in qualche modo
i miei versi svolgendo un'appannata "r".

Il pescatore s'inoltra nell'oltremarino
via dalle coperte stese sul balcone,
l'autunno sferza i colli con un mare diverso
da quello che la deserta spiaggia frusta.

Dalla balaustra mia moglie e la mia bambina
guardano lontano, adocchiando il pianoforte
di una vela o un pallone aerostatico -
colpo smorzato di campana.

All'isola come variante del fato,
impensabile come bilancio del cammino,
si addice soltanto lo scirocco. Ma
neppure a noi e' vietato

sbattere le imposte. E la corrente
che sparpaglia le carte e' il segno
- sbrigati a voltarti! -
che qui non siamo soli.

Il guscio tenuto insieme con la calce,
che salva dall'impeto della fronte,
del sale, del vetusto martelletto,
rivela tre tuorli all'imbrunire.

Attorcendo i monogrammi delle buganvillee,
con il loro alfabeto mascherando
la sua vergogna, l'esigua terra
si vendica dello spazio con il verde.

Persone - poche, e sentendo "tu"
si induriscono i tratti, quasi
il linguaggio, a guisa di lente,
separasse il paesaggio dai volti.

E piu' volentieri che verso il continente,
nel sentire "a casa" la mano tende il dito
in direzione della montagna
dove crollano e crescono mondi.

Siamo qui in tre, e scommetto
che quanto vediamo insieme e' tre volte
piu' senza fissa dimora e piu' azzurro
di cio' a cui Enea guardava.

1993

Iosif Brodskij, Poesie italiane. Milano, Adelphi, 1996. Traduzione di Serena Vitali.


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