Gor'kij Maksim (pseud. di Aleksej
Maksimovic Peskov) |
Ruggiero Mascolo, 6/2005 |
Garibaldi
Sentii la prima volta il nome grande e luminoso di Garibaldi quando avevo tredici anni. Prestavo allora servizio come sguattero su di un piroscafo passeggeri, e tutto il giorno lavavo piatti, mezzo assordato dal rumore della macchina, mezzo istupidito dal grasso che bruciava. Quando avevo un'oretta libera salivo sulla tolda. Li' si riunivano i passeggeri di terza classe: contadini e operai. Chi seduto, chi in piedi, stretti insieme, ascoltavamo il tranquillo raccontare a bassa voce di un passeggero. Mi misi ad ascoltare anch'io. "Lo chiamavano Giuseppe, alla nostra maniera Osip, e il suo cognome era Garibaldi ed era semplice pescatore. Aveva un'anima grande e vedeva la vita amara del suo popolo, oppresso dai nemici. E grido' per tutto il paese: "Fratelli, la liberta' e' piu' alta e meglio della vita! Sollevatevi tutti nella lotta contro il nemico e ci batteremo fino a che non l'avremo vinto!" e lo ascoltarono perche' videro che egli sarebbe morto tre volte piuttosto che arrendersi. Tutti lo seguirono e vinsero". Era sera e il sole scendeva sulla Volga. Le onde rosee sembravano baciarsi e dissolversi nel bacio. Poi io lessi molto su Garibaldi, su questo titano dell'Italia. Ma il breve racconto del contadino sconosciuto si radico' nel mio cuore piu' profondamente di tutti i libri Maksim Gorkij, Come sentii la prima volta il nome di Garibaldi, 1907. In : Ettore Lo Gatto: Russi in Italia. Roma, Editori Riuniti, 1971, p. 209-210 |
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