Gogol' Nikolaj Vasil'evic

Gogol' Nikolaj Vasil'evic nacque in Ucraina, a Velikie Sorocinncy il 1 aprile 1809.
Dopo il ginnasio si trasferi' nel 1828 a Pietroburgo ove pubblico' a proprie spese il poema
Ganz Kjuchel'garten e il componimento Italja che rimase l'unico suo scritto in versi.
Il successo venne nel 1831 con la raccolta di novelle
Veglie alla fattoria presso Dikan'ka, cui segui' una seconda parte l'anno successivo e che gia' contiene quel tratto caratteristico della poetica gogoliana, dato dall'intreccio tra elementi realistici e fantastici.
Di tutt'altro tono sono le raccolte di racconti
Mirgorod e Arabeschi del 1835, che indussero Belinskij a proclamarlo il massimo scrittore vivente della letteratura russa.
Del 1836 sono il racconto
Il naso e la commedia L'ispettore generale, la cui rappresentazione a Pietroburgo e a Mosca deluse profondamente l'autore per l'interpretazione che ne fu data in chiave comica e di critica sociale.
Si reco' allora all'estero, in Germania, Svizzera, Francia e anche in Italia nel 1837-'39 e nel 1840-'41.
Proprio a Roma scrisse la novella
Annunziata (Roma) e completo' il romanzo-poema Le anime morte, concepito come l'Inferno di una trilogia. Il romanzo fu pubblicato nel 1842, lo stesso anno de Il cappotto, opera capostipite del filone patetico umanistico della letteratura russa dell'Ottocento.
Gli ultimi dieci anni della vita di Gogol' furono molto tormentati da malattie fisiche e da crisi mistiche che lo portarono a mettere in discussione il valore delle opere gia' prodotte.
Si dedico' alla revisione de
Le anime morte e di altre opere, oltre a farsi interprete di un messaggio religioso che espresse nei Passi scelti della corrispondenza con amici del 1847. Questi scritti suscitarono la disapprovazione dei circoli democratici e una famosa lettera di Belinskij che lo esortava a tornare alla vecchia scrittura.
Torno' in Russia nel 1848 dopo un viaggio in Terrasanta e visse a Pietroburgo, a Mosca, a Odessa.
Mori' il 21 febbraio 1852 a Mosca, dopo aver dato fuoco al manoscritto della seconda parte de
Le anime morte.
In un panorama denso di scrittori di prim'ordine, Gogol' seppe conquistarsi uno spazio autonomo nella letteratura russa con il suo caratteristico realismo in cui, da una serie di oggetti e rappresentazioni anonime, emrge un particolare che assume un valore abnorme e deforma tutto il resto, prima inespressivo e anonimo.
Gogol' fu uno degli scrittori nel quale maggiormente si espresse il fascino e la nostalgia per l'Italia, tanto da far dire a molti critici che senza di essa non sarebbe comprensibile tanta parte dell'opera gogoliana.

Ruggiero Mascolo, 5/2005

All'Italia

Italia, magnificente paese!
Per te l'anima geme, e si strugge:
tu sei paradiso, tu piena letizia,
e in te smagliante amor ha primavera!
Fantasticando l'onda fugge, fiotta
e prodigiose rive bacia;
rilucon bellissimi i cieli,
avvampa il limone, e spira l'aroma.
Da ogni parte ti avvolge l'afflato,
dovunque l'impronta dei tempi riposa.
E il viaggiatore si affretta
da plaghe nevose, gia' ardendo,
e il grande creato contempla;
l'anima ferve; intenerir si sente,
trema negli occhi una lacrima inconscia;
assorto nel cuor sognatore
attinge l'eco di remote cose.
Del mondo qui la fredda vanita' inabissa,
non si snatura l'orgoglioso ingegno;
in iridato nimbo di bellezza
piu' terso e acceso il sol va per lo spazio.
Mirabili visioni, mirabili clangori
qui il mare in pace all'improvviso effonde:
transito vivo di nubi lo svaria,
il verde bosco e la celeste volta.
Ma notte, notte, in estasi respiri:
come dorme la terra, inebriata e adorna!
Appassionato il mirto la sfiora;
e tu, alta sul mondo, luna
fulgida guardi, e meditando ascolti
come germogli l'acqua sotto il remo,
come su dalle aiole si espanda un concerto,
che incantevole lungi risuona e fluisce.
Terra d'amore e mare di magie!
Nel mondial deserto giardino di luce!
Giardino dove tra il vapor dei sogni
vivon Torquato e Raffaello ancora!
Ti vedro io, trepido d'attesa?
Radioso il cuore, sgorganti i pensieri,
mi brucia e seduce il tuo soffio:
io nel ciel tutto palpito e suono!…

Traduzione di Clemente Rebora
1829

Carnevale a Roma

Vi diro' adesso di me. La mia salute e' un po' migliorata. Mi ha aiutato il tempo buono che e' durato tutto l'inverno. Immaginatevi che l'inverno qui e' migliore e piu' caldo della primavera. Qui nessuno riscalda le camere. Le giornate sono state cosi' piene di sole e luminose. Non una nuvoletta e la volta del cielo tutta azzurra, azzurra come da noi non e' mai. Ma voi non sapete ancora cosa e' Roma e vi sbagliate molto se credete che sia in qualche modo simile a San Pietroburgo. E' una citta' di genere completamente diverso. Pietroburgo e' la piu' nuova di tutte le citta', e Roma la piu' vecchia. A Pietroburgo tutto e' in ordine, pulito, i muri imbiancati; e qui, tutto al contrario, le mura delle case sono completamente scure, simili a quelle del Palazzo d'Inverno o del Palazzo di Marmo, e a volte accanto ad una casa nuova ce n'e' una che ha mille anni. Qualche volta, nel muro di una casa e' incorporata una colonna, che fu fatta al tempo dell'imperatore romano Augusto, tutta annerita dal tempo; talvolta un'intera piazza e' tutta ricoperta di rovine, e tutte queste rovine sono coperte di edera, e vi crescono fiori selvaggi e tutto cio' ha un aspetto bellissimo, quale potete solo immaginarlo. Per tutta la citta' zampillano fontane e sono tanto belle. Una di esse rappresenta Nettuno che viaggia in un cocchio, e i suoi cavalli gettano in aria spruzzi; in un altro luogo, un Tritone, sollevata in alto una conchiglia, lancia in alto un getto d'acqua.

Forse voi non sapete che in nessun altra citta' al mondo ci sono tante chiese come a Roma, e all'interno esse sono cosi' adorne come non si verifica in nessun palazzo reale. Le colonne di marmo, di porfido, di rara pietra azzurra, che e' chiamato lapis, di avorio, e tante tante statue, tutto e' magnifico. E quel che ancora di piu' le adorna, sono i quadri. Voi, penso, avete sentito i nomi dei famosi pittori Raffaello, Michelangelo, Correggio, Tiziano ecc., i cui quadri costano adesso milioni ed e' perfino impossibile comprarli. Pensate che tutti questi quadri sono qui. E non solo nelle chiese vi sono quadri; nei palazzi di qui, che sono moltissimi e appartengono alle migliori famiglie romane, vi sono intere gallerie di quadri, piene di opere dei migliori maestri, cosicche', anche se ti fermi a Roma per alcuni anni, ti resta sempre qualcosa da vedere.

Il Vaticano (dove vivono i papi) e' un grande palazzo con un numero infinito di stanze e gallerie, e tutte queste gallerie sono piene di statue, di quelle statue che furono fatte, ai tempi degli antichi greci e romani, dai famosi scultori, i cui nomi voi, io credo abbiate letto nella storia. In una parola, tutto cio che leggete nei libri, lo vedete qui davanti a voi.

Non so se vi ho scritto qualcosa sul carnevale. E' una manifestazione notevole. Immaginatevi, che nel corso di tutta la settimana tutti escono a piedi o in vettura, mascherati con ogni specie di costume e maschera. Uno si veste da avvocato con un naso lungo come tutta la strada, un altro da turco, un terzo da rana, da pagliaccio o come capita. Perfino i cocchieri a cassetta si vestono da donne con le cuffie. Ognuno si sforza di vestirsi come puo' e chi non ha proprio nessun costume, si imbratta la faccia, e i ragazzini indossano alla rovescia le giubbe e i mantelli stracciati. Ognuno ha con se' un cartoccio di palline fatte di farina, che si gettano l'un l'altro impasticciandosi. Tutti ridono e sghignazzano. Talvolta invece della farina buttano confetti. L'ultima sera, che si chiama Moccolotti, bruciano carnevale, cioe' espongono fuochi a tutte le finestre. Tutti coloro che vanno in carrozza (e nelle carrozze ci sono fino a 12 persone), tutti tengono delle candele in cima a delle lunghe aste e altri corrono appresso a loro anche con delle aste, ma alle quali sono attaccati dei fazzoletti con cui spegnere le candele. Se riescono nel loro intento ridono di cuore. Durante tutta questa baldoria si sente un urlo solo: "senza moccolo, senza moccolo!" Altri aggiungono: "Oh che oscurita'!" Intanto dai balconi le dame tendono anch'esse delle lunghe aste col moccolo in cima e accendono quelli che sono stati spenti. Cio' si prolunga fino alle 11 della notte, e in questo modo finisce il carnevale, ma per sapere, occorre vedere.

Forse un giorno vi sara' dato di venire in Italia, in questa terra cosi diversa da tutte le altre. Sebbene gli stranieri trascorrano in Italia l'inverno, a me in Italia piace di piu' l'estate. E' vero che ci fa molto caldo, ma in compenso, in Italia, di questa stagione la natura e' nel suo pieno splendore, e talvolta capita che per due-tre mesi di seguito il cielo e' sereno tutto il giorno; vi svegliate e vedete davanti a voi la volta celeste pura, pura senza nemmeno uno straccetto di nuvole, cosicche' dimenticate che le nuvole esistano.

Come sono meravigliosamente le citta' e i paesi intorno a Roma in questo periodo! E se vedeste come qui si vestono le contadine abitanti dei grandi villaggi! Una meraviglia, una meraviglia! Alcune di esse sono perfette bellezze! Ma vi raccontero' ancora nella prossima lettera. Forse trovero' il modo di mandarvi dall'Italia qualcosa di italiano.


Gogol Nikolaj Vasil'evic, Lettera alle sorelle, 28 aprile 1838. Polnoe sobranie socinenij, Pis'ma. Leningrado, Izdatel'no Akademii Nauk SSSR, 1952. In: Ettore Lo Gatto. Russi in Italia. Roma, Editori Riuniti, 1971, p.127-128.

Genzano

Vi raccontero' qualcosa di una festa che ha avuto luogo in questi giorni non lontano da Roma, nel villaggio di Genzano: l'Infiorata. Immaginatevi tutte le strade della citta' ornate e coperte di fiori. Ma non crediate che i fiori siano semplicemente buttati sulle strade. Niente affatto! Non vi accorgete neppure che si tratta di fiori; immaginatevi dei tappeti stesi sulle strade a rappresentare una quantita' di cose diverse, e tutte sono di fiori: cesti, vasi, ricami diversi, e perfino il ritratto del papa. Una cosa straordinaria. Tutte le strade, le finestre, le porte, tutto era pieno di gente. Su tutti questi fiori doveva passare una processione che, partendo dalle due chiese, doveva fare il giro di tutta la citta'. Avanti a tutti, subito dopo i monaci, andavano tre bambine di cinque anni, molto carine, vestite da angeli con le ali e coperte di collane e altri monili. Credo che sappiate che nella religione cattolica vi sono molte processioni. Di estate passano sempre per le strade, che per l'occasione sono piene di gente. Il popolo, nei suoi costumi a colori variopinti e vivaci sotto l'arco del cielo italiano, offre uno spettacolo straordinario.Le finestre dalle quali si sporgono innumerevoli persone, sono ornate di stoffe di seta purpuree, cremisi e azzurre. Gli italiani amano molto guardare dalle finestre. Specialmente le italiane. Per loro e' un godimento come l'andare a teatro; essi guardano anche se per la strada passa soltanto una capra o un asino. Credo che voi sappiate che gli italiani amano tutti la musica e che tutti cantano. L'Opera adesso a Roma e' magnifica. Non avete mai sentito nulla di simile. Pensate che in Italia non c'e' la piu' piccola cittadina nella quale non ci sia un teatro, e nel teatro l'Opera. Pensate che qui talvolta si puo' passare l'intera notte seduti presso la finestra ad ascoltare le canzoni dei passanti. Tutti quelli che tornano a notte alta dalk teatro, cantano per le strade ripetendo sino all'ultima nota le arie, i duetti, i quartetti e i cori che hanno udito in teatro. Tra una settimana vado a Napoli, dove restero' due mesi circa: la' c'e' una natura meravigliosa…

Gogol' Nikolaj Vasil'evic: Polnoe sobranie socinenij, Pis'ma: Leningrado, Izdatel'stvo Akademii Nauk SSSR, 1952. In: Ettore Lo Gatto: Russi in Italia. Roma, Editori Riuniti, 1971, p.128-129.


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