Dostoevskij Fedor Michailovic

Nacque a Mosca l'11 novembre 1821; il padre, un medico aristocratico, decaduto e dispotico, mori', forse ucciso dai servi, nel 1839; la madre mori' nel 1837. Si iscrisse alla scuola del genio a Pietroburgo ma, terminati gli studi, rinuncio' presto alla carriera militare per dedicarsi alla letteratura.
Nel 1846 uscirono i primi romanzi:
Povera gente e Il sosia; due anni dopo Le notti bianche, che contengono gia' molti elementi che rimarrano tratti caratterizzanti della sua opera.
Nel 1849 fu arrestato e condannato a morte per aver militato in un circolo di intellettuali socialisti, condanna rivelatasi una messinscena e commutata in quattro anni di lavori forzati in Siberia; tale esperienza si riversera' nell'opera
Memorie da una casa di morti del 1861-'62 e favori', nell'ambito di una crisi morale e religiosa, un piu' deciso orientamento di Dostoevskij verso i temi psicologici piuttosto che sociali.
Dopo un infelice matrimonio nel 1857, nel 1859 torno' a Pietroburgo ove con il fratello fondo' nel 1861 la rivista
Vremja. Soppressa nel 1863, Dostoevskij ne fondo' una nuova, Epocha, che pubblico' negli anni 1864-65.
Inizio' intanto un periodo di difficolta' economiche e crisi di salute che lo indussero a viaggi all'estero (1862-'64) per sfuggire i creditori e curarsi. Nel 1864 gli morirono la moglie e la figlia. Eppure, proprio in questi anni, Dostoevskij scrisse alcuni dei suoi romanzi piu' significativi:
Umiliati e offesi (1861), Memorie del sottosuolo (1865), Il giocatore (1866), Delitto e castigo (1866).
Nel 1867 sposo' la propria stenografa.
Ancora perseguitato dai creditori, lascio' la Russia per cinque anni durante i quali scrisse
L'idiota (1868-'69) e I demoni (1871-'72), romanzi che segnano un approfondimento dello studio sull'animo umano e sui temi del male e preludono alla grande sintesi rappresentata da I fratelli Karamazov, pubblicati nel 1879-80.
Mori' all'improvviso il 9 febbraio 1881.
Partito da concezioni socialiste utopistiche, il pensiero di Dostoevskij si evolse verso l'ortodossia religiosa e un deciso nazionalismo slavofilo, ma la sua opera supera ogni teorizzazione nella descrizione di un'umanita' dolente in cui dominano soprattutto i valori spirituali.
Pur essendo stato per due volte in Italia, nel 1862 e nel 1868, Dostoevskij lascio' una scarsa documentazione dei suoi soggiorni. Fu a Torino, Roma, Napoli, Firenze, ove scrisse
L'idiota, ma non sempre stette bene, spesso angosciato dalle ristrettezze economiche e dal gran caldo.

Ruggiero Mascolo, 5/2005

Garibaldi

Mi trovavo una volta a pranzo in Italia in compagnia di numerosi francesi. Si chiacchierava intorno a Garibaldi. A quell'epoca tutti parlavano di Garibaldi. Cio' avvenne quindici giorni prima di Aspromonte. Naturalmente si parlava per enigmi: alcuni tacevano e non volevano pronunziarsi, altri scuotevano la testa. In generale si riteneva che Garibaldi si fosse gettato in un'impresa rischiosa, irragionevole addirittura; tuttavia, questa opinione era espressa con riserve, perche' Garibaldi e' un nome cosi' eminente che anche quel che comunemente e' ritenuto temerario sembrava in lui ragionevole. Un poco alla volta si passo' alla personalita' di Garibaldi. Si cominciarono ad enumerare le sue qualita'; il giudizio era piuttosto favorevole all'eroe italiano.

"Una cosa mi sorprende in lui", - proferi' ad alta voce un francese sulla trentina, dall'aspetto esteriore piacevole ed imponente, con impressa nella fisionomia quella nobilta' straordinaria che vi colpisce sino alla sfrontatezza in tutti i francesi. "Si', lo confesso, c'e' una cosa che mi sorprende in lui!" - Naturalmente tutti si volsero con curiosita' verso l'oratore. La nuova qualita' scoperta in Garibaldi doveva interessare tutti. "Nel 1860 egli godette, per qualche tempo, a Napoli, d'un potere illimitato e senza controllo. Aveva in mano la somma di circa 20 milioni, appartenenti allo Stato! Nessun conto da rendere a nessuno! La possibilita' di appropriarsi di questo denaro, di disporne a proprio arbitrio, senza dover temere reclami da chicchessia,. E invece di stornare qualcosa per se', egli restitui' tutto, sino all'ultimo soldo, al governo. E' quasi incredibile!"

Parlando di venti milioni gli occhi del francese scintillavano. Si puo' certo raccontar quel che si vuole di Garibaldi. Ma di fare un parallelo tra lui e i concussionari era capace soltanto un francese. E con che ingenuita', con che candore egli diceva tutto cio'! Tutto si puo' perdonare al candore, senza dubbio, anche la perdita del vero senso dell'onore; ma considerando la persona che scherzava in questo modo al ricordo di venti milioni, io pensai involontariamente: "Eh! Eh! Giovanotto mio, se tu ti fossi trovato allora al governo al posto di Garibaldi!"

Dostoevskij Fedor, Polnoe sobranie socinenij, Gosudarstvennoe izdatel'stvo Chudozestvennoj literatury. Mosca, 1956, vol. IV (Opere degli anni 1862-1869). In: Ettore Lo Gatto: Russi in Italia. Roma, Editori Riuniti, 1971, p. 208-209.


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