Mattia Campetti, oltre ad essere una persona fantastica, e' un'eccellente organizzatore di una nuova iniziativa musicale a Lucca. Ha una grande passione per il Bel Canto e per la musica in generale. Tutto questo è anche il suo mestiere.
E' nato a Lucca, citta' natale del grande Giacomo Puccini, dove inizia a studiare e a debuttare i primi ruoli.
Dal 2005 canta in Madama Butterfly (Sharpless), La Bohéme (Schunard nel 2006 e Marcello nel 2008), Tosca (Sagrestano nel 2007).
Sempre nel 2005 debutta nel Gianni Schicchi (Simone) e successivamente ne L’elisir d’amore (Belcore) a Volterra.
Nel 2006 Don Giovanni di Gazzaniga (Commendatore e Biagio) e successivamente nell’omonimo capolavoro di Mozart come Masetto,
nel mese di ottobre Simon Boccanegra (Paolo) al teatro Rosetum di Milano e nel 2007 in Pagliacci (Silvio) a Peccioli.
Intensa è anche l’attività concertistica che lo ha portato in numerose città tra cui: Firenze, Bologna, Lecce, Sint-Niklass (Belgio), Parigi, Amsterdam, Sharm el Sheikh (Egitto), Melbourne e Sydney (Australia).
Nel 2007 si è laureato presso l’Università di Pisa nella facoltà di Lettere in Cinema, Musica e Teatro con indirizzo musicale.
Dal dicembre 2008 frequenta la Scuola dell'Opera Italiana, partecipando agli allestimenti del teatro comunale di Bologna di: La Rondine, Don Pasquale (Malatesta), Madama Butterfly (Yamadori e Commissario Imperiale), La Boheme (Marcello), Carmen (Dancairo). Nel luglio 2010 debutta in Livietta e Tracollo di Pergolesi nel ruolo di Tracollo al festival della Valle d’Itria e al Teatro Comunale di Bologna dove interpreta inoltre il ruolo di Rabastens in Pomme d’api di Offenbach, successivamente interpreta il Barone ne La Traviata.
Nell’estate 2011 debutta i ruoli di Leporello e Guglielmo in Toscana e partecipa inoltre al festival del Tirolo a Erl (Austria) nella produzione di Tannhäuser diretta da Gustav Khun. Nel mese di Settembre riprende la produzione Bolognese di Carmen a Otsu e Tokyo (Giappone). Nel mese di dicembre una nuova produzione di Carmen a Cagliari dove veste il ruolo di Moralès, Attualmente studia e si perfeziona sotto la guida del baritono Giovanni Mazzei.

Dal 2012 è il direttore artistico della manifestazione musicale "I Concerti degli Angeli Custodi".

Ora vi presento l'intervista al baritono Mattia Campetti. Vorrei ringraziarlo per questa interessante "conversazione" e per averci dato la possibilita' di ascoltare tanta bella musica interpretata da nuovi talenti del mondo musicale. Gli auguro di festeggiare non solo il decimo ma anche il ventesimo e il trentesimo giubileo dei "Concerti degli Angeli Custodi"!
Evviva la musica!

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Marina: La storia del "bel canto" è stata testimone di diverse storie personali incredibili. Il famoso tenore italiano Vincenzo Bello fu contadino fino a sedici anni e poi operaio in fabbrica, e comincio' a studiare musica solo a trent'anni. Un altro famosissimo tenore e' Gianfranco Cecchele che, in meno di due anni, da contadino completamente ignorante di musica si trasformo' in un grande tenore. Magari i miei sono gli esempi di eccezioni. Di solito le persone fin da bambino studiano musica e poi dalla passione per lo strumento musicale nasce quella per il canto. Com'e' stato il tuo caso, quello di "contadino" o quello classico ;-)? Perché hai cominciato a cantare e come e' nata la tua passione per il bel canto?

Mattia : (questa è favolosa ;-))
…A dire la verita' la vita di campagna (presso la nostra “dacia” sulle colline di Lucca) è da sempre la mia passione ma non è mai stato un lavoro. Adoro vivere a contatto con la natura e nella pace che posso trovare nei campi, nei boschi e soprattutto a contatto con gli animali… che mi ascoltano sempre volentieri cantare! (rido..)
Ho niziato a studiare musica all’età di 14 anni e mi sono appassionato quasi fin da subito all’opera. La mia prima esperienza è stata presso il Teatro Comunale di Firenze, invitato da un vecchio amico di mio padre che mi permise di assistere alla famosa produzione della Turandot di Puccini con la regia di Zhang Yimou (lo stesso del film “Lanterne Rosse”) e la direzione di Zubin Mehta… Un’esperienza indimenticabile, che mi ha lasciato a dir poco folgorato. Da quella volta mi sono perso raramente uno spettacolo andato in scena a Firenze!
Quando un giovane si appassiona alla lirica non sceglie di cantare… inizia a farlo e basta. Non posso spiegare come, ma è un’esigenza fisica, un modo di esprimersi che con la passione, lo studio, la perseveranza e la tecnica diventa anche una professione.

arina: Dove hai studiato e con chi hai imparato il mestiere di cantante lirico?

Mattia : All’età di 19 anni ho iniziato a studiare canto qui a Lucca, la mia città. Dopo poco tempo sono arrivati i primi concerti, poi le prime produzioni operistiche; piccole cose a livello locale ma spesso intraprese lavorando al fianco di grandi artisti, dai quali si impara sempre qualcosa di nuovo.
Ho affiancato lo studio pratico sulla voce con la formazione universitaria, laureandomi a Pisa in "Organizzazione e gestione di eventi culturali" (C.M.T.). La svolta nella mia vita di cantante è avvenuta nel 2009 quando sono entrato a far parte della “Scuola dell’Opera” presso il Teatro Comunale di Bologna. All’accademia ho lavorato con grandissimi artisti durante stage e masterclass;fin da subito ho inoltre avuto modo di partecipare a produzioni operistiche proprio presso il Teatro Comunale dove ho debuttato numerosi ruoli nel corso di tre stagioni liriche.

Marina: Cosa e' stata la cosa piu' difficile nel tuo studio del bel canto?

Mattia : Sicuramente trovare il maestro giusto… basta poco per capire quale sia, ed è fondamentale. Se esci da una lezione senza voce significa che non sei sulla strada giusta. Il mio maestro ideale l'ho trovato da meno di due anni, altre ad essere una persona di un'onesta' esemplare e' un grandissimo professionista ed esperto di voci: il baritono Giovanni Mazzei.

Marina: Il bel canto e' nato in Italia. In quale lingua cantano le opere italiane? Esiste una lingua operistica o e' sempre la classica lingua italiana?

Mattia: Dal 1700 ai giorni nostri la lingua italiana ha subito poche modifiche, per cui i libretti operistici sono tutti molto comprensibili. Il problema talvolta è cantare ponendo attenzione alla corretta accentuazione delle parole, che troppo spesso anche per i cantanti di madrelingua italiana rappresenta un problema, sia a causa delle comuni inflessioni dialettali che di un po' di pigrizia… Basta infatti consultare un dizionario di pronuncia italiana per mettere tutti gli accenti al posto giusto.

Marina: C'e' stato un periodo nella storia del bel canto in cui le opere erano cantate nella lingua del paese dove erano rappresentate, cioè ad esempio in Germania tutte le opere erano cantate in tedesco, in Italia in italiano ed anche in Russia erano tutte cantate in russo. Poi la situazione e' cambiata e ora cercano di cantare le opere nella lingua originale, cioe' nella lingua scritta dal compositore. Che ne pensi?

Mattia : Sicuramente questa tradizione ha aiutato molti capolavori a fare il giro del mondo e ad essere fruibili anche per un pubblico meno esperto (oggi la tecnologia ci aiuta con i sovratitoli). Un trentennio fa era normale ascoltare Wagner in italiano, oggi è ridicolo… Quando un’opera viene tradotta in un’altra lingua si rendono infatti necessari anche degli aggiustameni musicali. Oggi è démodé cantare un’opera in lingua diversa e personalmente trovo molto interessante studiare nuove lingue per interpretare i ruoli cosi' come sono stati scritti dal compositore; è un pò come entrare nel suo mondo e nella sua cultura.

Marina: Quali opere hai già interpretato? In quale opere e con chi ti farebbe piacere cantare nel futuro?

Mattia: Ho iniziato molto presto a cantare in teatro ed elencare tutti i ruoli sarebbe noioso; comunque i personaggi che porto nel cuore sono Marcello (Bohème) e Leporello (Don Giovanni). Mi piace molto anche il Console nella pucciniana Butterfly, i mozartiani Figaro e Guglielmo… Mi sono inoltre divertito moltissimo a interpretare un ruolo in un’operetta di Offenbach (con molte parti recitate in francese naturalmente): si tratta di Rabastens (Pomme d’api), un attempato zio ma ancora molto vigoroso…

Marina: Quali sono i tuoi compositori preferiti?

Mattia: Da buon lucchese vi dico Puccini, da buon italiano Verdi e da grande appassionato di Musica Mozart! Ma non posso vivere senza Bach, Beethoven, Ciaikovskij… questa domanda è troppo difficile!!! L’elenco non finirebbe mai, mi piace ascoltare di tutto e sono insaziabile!

Marina: Quali sono le tue opere preferite come cantante e quali come spettatore?

Come cantante dico Bohème, Don Giovanni, Le Nozze di Figaro...
Come spettatore l’ultima che ho ascoltato, che rappresenta anche un sogno per la maturità: Rigoletto.

Marina: I cantanti sono gente speciale. Dovete avere una certa attenzione per la salute e sopratutto per la gola (per le corde) per non rischiare di perdere la voce. Come fai d'estate quando dappertutto vendono buonissimi gelati, ti permetti di mangiarli o cerchi di evitarne i pericoli? ;-)

Mattia: Sono un buon risparmiatore, ma se parliamo di gelati non ne perdo uno (almeno quando sono in Italia)!
I pericoli di ammalarsi sono quelli di tutti, soltanto che noi dobbiamo fare molta più attenzione a salvaguardare il nostro strumento, innanzitutto avendo rispetto per il proprio corpo e conoscendosi bene. Ognuno poi ha i suoi limiti e le sue “manie” (come la sciarpina di seta intorno al collo in piena estate a 40° !!! ). Personalmente quello che mi distrugge la voce è l’aria condizionata in estate… comunque non mi piaceva nemmeno prima di cantare, per cui forse sono solo allergico ;-)

Marina: Hai mai avuto paura del palcoscenico? So che diversi grandi cantanti lirici non sono riusciti a eliminare questa paura neanche con gli anni. Ad esempio il grande basso bulgaro Nicolai Ghiaurov ancora dopo 25 anni di carriera aveva sempre non paura ma terrore un giorno prima del concerto. Non dormiva la notte, la musica gli martellava in testa, il cuore gli batteva impazzito, aveva mani e piedi freddi e certe volte doveva chiamare anche il medico.

Mattia: La tensione (per fortuna) c'e' sempre... I nervi devono essere saldi per avere il massimo dalla concentrazione prima di entrare sul palco. Quando devi esibirti e ' un po come essere "nudo" davanti a tutti, e ogni piccolo difetto si amplifica sul palcoscenico… C’è tensione per molte cose: ricordare il testo, la musica, andare a tempo con l’orchestra, fare i movimenti giusti e soprattutto interpretare bene e profondamente cio' che stai dicendo. Non ho mai avuto ansia da palcoscenico; solitamente poi quando inizi a cantare anche se c’è tensione il divertimento prende il sopravvento… Non riuscirei a fare il cantante se dovessi soffrire ogni volta prima di un’esibizione! I momenti più stressanti sono sicuramente le audizioni e i concorsi: una giuria di poche persone in un grande teatro (con tutti gli altri posti vuoti) è il pubblico peggiore!

Marina: Nei nostri tempi diversi registi danno le loro interpretazioni di opere classiche, cambiando la trama, i costumi, le scene e facendo dell'opera classica qualcosa di moderno. Certe risultano veramente interessanti, altre a volte scandalose. Che ne pensi? Vale la pena fare dei grandi cambiamenti lasciando originale solo la musica?

Mattia: L’opera è suscettibile di molte interpretazioni, possiamo vederla da diversi punti di vista; bisogna trovare un giusto equilibrio per dare sempre un nuovo slancio ai capolavori classici ma senza stravolgerne il senso! Ho visto delle volgarità assurde, gratuite e senza senso che hanno reso inascoltabile anche la musica che le accompagnava… non si dovrebbe arrivare fino a questo punto; ma d'altro canto non si dovrebbe nemmeno assistere (come mi e' accaduto pochi giorni fa) ad una Traviata in cui non succede assolutamente niente! Banale classicismo, polveroso e immobile… che in questo modo non rende nemmeno giustizia ai tradizionalisti, soltanto terribilmente noioso!!!

Marina: Tra i cantanti lirici moderni chi ti piace?

Mattia : Tra i migliori interpreti nominerei Bryn Terfel; per restare sulla corda di baritono, uno dei più impressionanti dal vivo è stato Leo Nucci (proprio nel ruolo di Rigoletto!!). Ci sono moltissimi nomi che potrei fare, più o meno famosi che mi accompagnano quotidianamente, ma la vera fortuna è quando ti capita di poterci lavorare insieme, come e' stato con Marcelo Alvarez, Michele Pertusi, Francesco Meli, Dano Raffanti e molti altri…

Marina: In Italia, secondo te, la gioventu' va all'opera?

Mattia: C’è sempre bisogno di nuovo pubblico e l'Italia e' purtroppo da questo punto di vista un pessimo esempio. Non ho ancora avuto modo di imbattermi in situazioni paragonabili a quella di Vienna ( per citarne una), dove a fianco di altri 200 giovani attendevo fiducioso un biglietto per la Staatsoper a soli 3 €. I giovani non sono stimolati dalle famiglie e dalla scuola in generale, così è difficile che qualcuno si accosti alla musica “per caso” come è successo a me.

Marina: Immagino che la musica sia sempre al primo posto nella tua vita. Cosa ti piace fare quando hai del tempo libero? Hai qualche hobby?

Mattia: Da quando canto e organizzo concerti ho pochissimo tempo libero che trascorro volentieri in compagnia di amici, parenti…. e animali! Sempre alla “dacia” in campagna e comunque immerso nella natura.

Marina: Com'e' nata l'idea dei concerti all'oratorio degli Angeli Custodi a Lucca? A chi e' venuta in mente questa idea e perché avete scelto proprio questa chiesa che e' rimasta chiusa per 50 lunghi anni?

Mattia: L’Oratorio è il luogo in cui ho debuttato (un saggio di classe dove interpretavo Leporello) e sono sempre rimasto affezionato a questo luogo magico! Quando sono tornato a Lucca e mi sono trasferito proprio in centro città ho deciso di riaprire questo luogo, dedicando a questo scopo tanto tempo ed energia, naturalmente con l’aiuto di molti amici. Abbiamo deciso di riaprirlo perchè è un posto unico, di una bellezza miracolosa, ed è un grandissimo peccato che rimanga chiuso per la maggior parte dell’anno. Fino a cinquant’anni fà faceva parte di un collegio in cui venivano insegnati i mestieri a giovani ragazzi di Lucca e provincia. Quando il rettore di questo collegio è morto è iniziato il decadimento di tutta la struttura fino alla sua chiusura. Così negli ultimi anni è rimasto in uso soltanto per qualche concerto o per le lezioni tenute dall’Istituto Musicale Raffaello Baralli (attiguo all’Oratorio). La nostra stagione concertistica si e' imposta il triplice obiettivo di riaprire l’Oratorio, di fare tanta bella musica anche con affermati colleghi che lavorano nei maggiori teatri del mondo, e soprattutto di coinvolgere i giovani dell’Istituto Baralli perchè possano da cio' trarre esempio ed ispirazione per il loro studio ed il loro lavoro, oltre ad avere la possibilita' di affiancare grandi artisti durante i concerti.

Marina: Pensate di fare un'altra serie di concerti la prossima estate?

Mattia: Le idée sono moltissime e siamo in attesa di aiuti finziari per realizzarle. L’unico sponsor della prima stagione (oltre al numeroso pubblico) è stato offerto dalla fondazione australiana “The Alice Amy Mc Donald Scholarship Trust” che si e' offerta di contribuire al nostro progetto anche il prossimo anno. Sicuramente proporremo altri eventi, ma per volare in alto avremo bisogno di più carburante.

Tutte le informazioni le potete trovare sul sito ufficiale: http://www.iconcertidegliangeli.com

Marina Nikolaeva/ Lucca-Mosca, novembre 2012

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