Vivo la musica come la vedo, e vivo come scrivo

 

Il 4 maggio a Lucca ci sara' la prima de "Il crollo di casa Usher" del compositore italiano Federico Favali. E' la sua prima opera per il teatro musicale.

Favali e' nato a Pietrasanta nel 1981. I primi passi li ha fatti a Lucca con il maestro di musica Mariano Mazzarella. Ha studiato pianoforte e composizione al Conservatorio Luigi Boccherini di Lucca, seguendo parallelamente lezioni private di composizione a Firenze.

Ci sono poi stati diversi anni di studio al Conservatorio di Siena e gli studi di musicologia all'Universita' di Bologna.

Quest'anno Federico sta perfezionando i suoi studi di composizione al prestigioso King's College di Londra.

Abbiamo parlato con lui di tante cose ma l'argomento fondamentale della nostra conversazione e' stato naturalmente la musica.

Marina: Essere un compositore, secondo te, e' uno stato d'animo o una vocazione? Oppure e' una professione? Che cos'e' per te essere un compositore?

Federico: Sicuramente non e' uno stato d'animo. E' un modo di vivere e di vedere la vita. Con il passare degli anni e con lo studio sono riuscito a transformarlo anche in una professione. Pero' non e' uno stato d'animo perche' questo poi cambia. Invece il miracolo della musica e' che, se veramente te ne innamori, non puoi tornare indietro.

Marina: Ti ricordi quando ti sei innamorato della musica? Com'e' successo e perche'? C'era qualcuno in famiglia che suonava?

Federico: C'era il mio nonno che suonava la chitarra. Pero' era un autodidatta, come tutti gli altri del gruppo in cui suonava musica leggera per divertimento. La mia mamma insegnava in una scuola materna. Non ero nella sua classe ma ero sempre l'ultimo bambino che andava via. Avevo 3-4 anni e aspettavo sempre lei per tornare a casa insieme.

Nella stessa scuola studiava la figlia di un maestro di musica. Un giorno dissi cosi', spontaneamente, che avrei voluto studiare il pianoforte. Mi presero sul serio tutti e due: sia la mia mamma sia questo maestro. Cominciai a prendere lezioni private di pianoforte da lui, che era di Lucca. Ci sono andato per diversi anni prima di entrare al conservatorio. In questo periodo la passione per la musica e' andata via via crescendo.

Marina: Perche' hai scelto proprio il pianoforte?

Federico: Non ho mai avuto dubbi. Il maestro di musica veniva sempre a scuola con una tastiera perche' li' non c'era il pianoforte. Con questo maestro noi, bimbi di 3-5 anni, cantavamo le canzoni di cui spesso inventavamo anche le parole, come in un gioco. Guardavo lui e non sapevo nemmeno che esistessero altri strumenti musicali. Direi che l'interesse per il pianoforte e' nato in una maniera molto naturale. E poi neanche negli anni successivi ho mai pensato di cambiare lo strumento. Nei primi anni di conservatorio ho capito che non avrei fatto il pianista perche' ho scoperto fin da bambino la mia vocazione per la composizione.

Marina: proprio fin da bambino?

Federico: Si', sai, spesso d'estate trascorrevo diverse settimane nel paese dei miei genitori. In sostanza c'era poco da fare. Non c'erano tanti amici e mi divertivo a progettare delle citta' fantastiche sul retro dei fogli dei calendari. Erano bianchi e grandi e c'era tutto lo spazio per la fantasia. Ripensandoci poi ho capito che era uno stimolo per la fantasia. E forse da qui e' nata la la mia passone per la composizione.

Poi ricordo che i miei, per farmi esercitare, mi hanno comprato una tastiera, e io facevo i compiti che mi dava il mio maestro di musica. Mi ricordo molto bene che mi divertivo a "trovare" sulla tastiera le canzoni che conoscevo: i suoni della linea melodica. Una volta trovata la melodia della canzone mi divertivo a scriverne una da me. Scrissi il nome delle note direttamente sul foglio perche' ancora non sapevo leggere sul pentagramma. Il mio primo maestro era molto contento di questo perche' anche questa attivita stimolava la mia fantasia.

Magari grazie a questi giochi e' nata la mia passione per la composizione.

Marina: Per me, da semplice ascoltatore, esistono due professioni molto misteriose nel campo musicale: una e' il direttore d'orchestra e l'altra e' il compositore. Il primo fa dei gesti magici da cui nasce la musica e il secondo la crea.

Quello che fa il direttore d'orchestra e' in realta' spiegabile: ogni gesto ha un significato preciso. Invece la nascita della musica per me rimane sempre un mistero. Tu sai rispondere alla domanda come nasce la musica?

Federico: Non credo sia possibile spiegarlo. C'e' quell'ambito misterioso e magico della nascita di un'idea musicale che non si puo' spiegare, come non si puo' spiegare come nasce la vita. Credo che nessuno possa spiegare con esattezza come nasce la musica. La nascita e' sempre un mistero.

Marina: Quando tu scrivi un'opera, nasce per uno strumento musicale e solo dopo l'orchestri?

Federico: Io ho tanti amici, compositori e pianisti, che partono sempre dal pianoforte. Non scrivono tutto, ma solo un abbozzo per pianoforte e poi orchestrano. Io non faccio cosi'. Io scrivo direttamente per l'ensemble. Pero' ognuno puo' essere abituato in maniera diversa. In ogni modo il compositore deve conoscere in profondita' tutti gli strumenti.

Marina: il 4 maggio a Lucca ci sara' la prima della tua prima opera da camera "Il crollo di casa Usher". Racconta per favore di questo lavoro che e' molto importante per te.

Federico: Si'. Sto lavorando a questa opera da diversi anni. E' tratta da un racconto di Edgar Allan Poe, "La caduta della casa degli Usher". Mi piace molto leggere, quindi conoscevo questa opera di Poe molto prima, e mi ha sempre colpito. L'avevo sempre vista molto attuale perche' tocca delle tematiche che riguardano direttamente l'uomo di oggi. Mi sono confrontato con diverse persone, ho sentito anche diversi librettisti che hanno scritto per altri compositori, pero'alla fine ho deciso di scrivere il libretto da solo. Lavorandoci su, man mano mi si sono presentati vari problemi. E' una storia che e' stata ampiamente sfruttata da tanti. Per esempio, c'e' un'omonima opera di Claude Debussy. Poi ne sono stati girati diversi film. Quindi si trattava di una storia ampiamente rivisitata da tanti artisti e tante culture diverse che avevano visto una luce e un aspetto diverso in questa storia. Quindi si creava per me il problema di come renderla. Non potevo e non volevo fare una cosa banale. Quindi ho impiegato vari mesi a pensare a come riproporla in una maniera che fosse mia personale ma nello stesso tempo contemporanea e nuova. Credo di aver trovato una soluzione.

Mi sembra che il problema dell'opera lirica contemporanea sia non avere alle spalle una solida struttura drammatica. E' per questo che "crollano". Allora, prima di passare alla musica, mi sono preoccupato e occupato di questo, e solo dopo ho cominciato a musicarla.

Sara' per 3 cantanti e un ensemble di 10 strumentisti. L'ho pensata in maniera tale che sia realizzabile con poco dispendio di forze economiche e di maestranze teatrali. Puo' essere fatta anche con un budget abbastanza ridotto senza creare problemi che riguardino sceneggiatura, luci e costumi. Questa e' stata una scelta mia, precisa, perche' credo che favorisca il fatto che poi questa opera giri. Non vorrei fare un grosso evento per uno o due giorni e poi averla finita li', dimenticata e morta. Ho voluto creare una struttura agile, diciamo, che potesse creare pochi problemi in tutti teatri del mondo.

Musicalmente posso defenirla come un "pensiero teatrale". Ci sono comunque diversi elementi teatrali anche nella mia musica strumentale. Lo dico con orgoglio perche' questa e' la caratteristica di tanta musica lucchese. Pero' "Il crollo di casa Usher" e' proprio la mia prima opera per il teatro musicale.

Marina: e tu sei un compositore "lucchese"?

Federico: Si', sono nato a Pietrasanta, vicino a Lucca. E questo e' molto importante perche' comunque nasciamo in un'epoca della storia ben precisa e in luogo geografico ben preciso, e respiriamo il tempo che viviamo e il luogo dove abitiamo. E questo lascia inevitabilmente una traccia dentro la nostra formazione. E vero' che ho sviluppato un mio linguaggio personale, una mia personalita' artistico-musicale, pero' e' anche vero che sono cresciuto e ho respirato certe tradizioni musicali: quella italiana e quella lucchese in particolare, e lo dico con l'orgoglio.

Marina: So che studi la lingua russa.

Federico: Ho la passione per la musica russa. Quella nasce dagli anni dei miei studi in universita'. Secondo me, il primo di tutti i musicisti che hanno segnato la storia della musica negli ultimi 80 anni e' Shostakovich. Trovo fantastica la sua opera "Lady Macbeth del distretto di Mcensk". Forse in Italia questo compositore russo non e' ancora tanto conosciuto e amato come lo meriterebbe.

In Universita' e' nata la volonta' di approfondire e conoscere meglio le musiche di Shostakovich e di Stravinskij. Poi e' nata questa sorta di passione per la cultura russa.

Purtroppo in Italia, soprattutto in ambito accademico, rimane una predilezione e una precisa scelta didattica di focalizzare l'attenzione sugli italiani. Io invece volevo approfondire la conoscenza anche di altre culture musicali. Partendo dalla musica, ho voluto capire meglio la cultura. Per entrarci in un contatto diretto e capirla meglio, sono convinto che bisogna conoscere la lingua.

Marina: a parte la musica, hai un'altra grande passione, l'aeronautica. Ti piace volare, sia nei pensieri sia in realta?

Federico: (ride) Si', credo che ci sia un certo collegamento. In realta', anche questa e' una passione che ho fin da bambino, e poi si e' incrementata molto quando mia cugina ha avuto un locale in un aeroporto di Lucca. Ho conosciuto tutti i maestri di volo, i meccanici, quelli dell'aeroclub e mi sono avvicinato di piu' a questa passione.

Un giorno mi hanno offerto di cominciare a studiare la parte teorica, che naturalmente e' molto difficile. Ho fatto tutto il corso, pero' purtroppo non ho mai dato l'esame di teoria. Dopo ho anche cominciato a fare voli con gli istruttori, pero' solo per divertimento.

Volare e' molto piu' facile che guidare la macchina, anche perche' oggi hai tutti gli strumenti di bordo che ti aiutano. Ma nello stesso tempo devi essere in grado di avere il controllo di qualsiasi situazione.

Marina: allora non rischi di rimanere senza lavoro. Se non andra' bene con la musica, potrai sempre pilotare un aereo.

Federico: (sorride) Avrei voluto fare il pilota, ma e' solo un hobby. Non credo che diventera' mai una professione.

Marina: Allora torniamo dal cielo in terra, alla musica. La musica contemporanea, come la vedi?

Federico: La musica di oggi e' il mondo di oggi. Cosa vuol dire essere un compositore di oggi? Raccontare il mondo di oggi in un linguaggio di oggi che pero' per forza deve comunicare qualcosa. La gente ha un estremo bisogno d'arte, oggi come ieri. Pero' di arte vera.

Marina: Che dici, non e' difficile ora trovare un buon ascoltatore? I bambini passano le ore davanti al televisore per guardare i cartoni animati di poca qualita'. I giovani stanno spesso davanti ai computer. Cioe' vivono in un mondo molto semplificato. Non leggono molti libri, non quardano film d'autore, ascoltano poca musica buona. L'ascoltatore di oggi e' particolare.

Federico: Indubbiamente e' piu' difficile oggi ascoltare. La caratteristica della societa' in cui viviamo e' essere liquida, veloce, una societa' nella quale nessuno ascolta, dove non c'e' piu' la cultura dell'ascolto. Quindi anche ascoltare la musica e' piu' difficile. Serve uno sforzo da parte dell'ascoltatore, e anche un po' di pazienza, ma anche uno sforzo da parte dell'autore, del compositore e dell'esecutore di porre la musica in un determinato modo. E' un po' un venirsi incontro. Ma e' com'e' sempre stato. Se ricordiamo "La saga della primavera" di Stravinskij, sappiamo che la prima a Parigi ha fatto fiasco. Sinceramente e' un problema che c'e sempre stato.

Marina: Oggi abbiamo parlato molto di musica e ti sono molto grata per questa intervista. Auguro un vero e grande successo alla tua opera e una lunga e interessante vita artistica a te. E per terminare la nostra conversazione dimmi per favore che cos'e' la musica per il compositore lucchese Federico Favali.

Federico: Potrei dire che sono io, nel senso che io vivo la musica come la vedo io, e vivo come scrivo.

Marina Nikolaeva/Lucca, aprile 2014,
foto di Valentina Giunchi


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